Il Tiramisù è ormai un simbolo dell’Italia gastronomica, al pari di pizza e spaghetti; è nei menu di tutto il mondo, come parola è presente in 23 lingue (in Cina è il termine italiano più conosciuto) e sia in patria che all’estero lo si trova citato in canzoni, romanzi, film. Tutti lo conoscono, lo amano, lo hanno portato in tavola almeno una volta, ma la sua origine è avvolta nel mistero. Alcuni lo fanno risalire agli aristocratici dessert italiani del XVIII e XIX secolo, ma in realtà è nato tra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta del Novecento nel nostro Nord Est. Ma quando esattamente? Dove di preciso? E per mano di chi? Mancavano, finora, versioni univoche e ufficiali della sua creazione. Noi ne abbiamo ricostruito la storia e la raccontiamo in un libro che può dirsi definitivo per approfondimento, analisi storica, fonti consultate.

Il nostro reportage pe rraccontare le vere radici storiche del tiramisù spazia dal Friuli-Venezia Giulia al Maryland passando per Treviso, Lodi, Venezia, Roma, ovunque la diffusione del dolce abbia fatto tappa sull’onda dello sviluppo sia industriale che turistico. Per la prima volta pubblichiamo le autentiche quattro ricette originali: di Mario Cosolo (Al Vetturino di Pieris, svelata in esclusiva dopo circa 70 anni); di Norma Pielli (Albergo Roma di Tolmezzo); di Speranza Bon (Al Camin di Treviso); di Loli Linguanotto e Alba Campeol (Alle Beccherie di Treviso).

Nella seconda parte del volume Clara Padovani propone 17 preparazioni originali create anche con la collaborazione di amici di varie nazionalità e 23 interpretazioni d’autore firmate da grandi chef italiani e stranieri (Albert Adrià, Josean Alija, Lidia Bastianich, Martin Benn, Umberto Bombana, Simone Bonini, Roy Caceres, Joey Campanaro, Guido Castagna, Enrico e Roberto Cerea, Mauro Colagreco, Enrico Crippa, Tomaž Kavčič, Gualtiero Marchesi, Paolo Masciopinto, Iginio Massari, Davide Oldani, Giancarlo Perbellini, Andrea Ribaldone, Fernando Rivarola, Niko Romito, Matti Romppanem, Yoij Tokujoshi).

Completano il libro una carrellata di battute, opinioni, calembour di critici gastronomici, giornalisti e scrittori e un racconto inedito di Simonetta Agnello Hornby.

Durante il viaggio sulle tracce del tiramisù abbiamo registrato 32 video con interviste e preparazioni step-by-step che è possibile vedere online sia dal sito www.mytiramisu.it collegato al portale www.piattoforte.tiscali.it sia grazie ai QrCode presenti nel volume.

Fin qui il testo del comunicato stampa redatto dalla GIUNTI per lanciare il libro, che viene presentato oggi, venerdì 13 maggio, data del genetliaco di Gigi Padovani, al Salone del Libro di Torino, alle ore 18 presso Casa Cook Book. Nel pomeriggio di giovedì 12 maggio, mentre eravamo al Salone a sfogliare con grande piacere il volume appena arrivato allo stand Giunti (bellissimo) del Padiglione 2, ci sono giunte telefonate varie da colleghi giornalisti, sia dal Nord Est sia dal Corriere della Sera. Infatti il Governatore della Regione Veneto Luca Zaia è intervenuto con un comunicato stampa nel quale attacca il libro e difende la “trevigianità” del tiramisù. 

Purtroppo il presidente Zaia non ha letto il libro, che non è ancora stato distribuito nelle librerie: ci arriverà il 18 maggio. Per ora è in anteprima al Salone del Libro. 

Pertanto abbiamo risposto al presidente della Regione Veneto con un nostro comunicato diramato dalla GIUNTI.

Ecco i due documenti, forse non servono altri commenti

CLARA E GIGI PADOVANI , Torino, notte tra il 12 e il 13 maggio

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IL PRESIDENTE ZAIA

COMUNICATO STAMPA

 

UN LIBRO AL SALONE DI TORINO RIAPRE LA DISPUTA SULLA PATERNITA’ DEL TIRAMISU’. PRESIDENTE VENETO, “LA SUA TREVIGIANITA’ NON SI TOCCA. SE ALTRI HANNO COPIATO HANNO FATTO BENE PERCHE’ E’ IL PIU’ BUONO”

 (AVN) Venezia, 12 maggio 2016

 “Sulla paternità del Tiramisù possono anche scrivere che l’hanno inventato in Bulgaria, ma la realtà storica, documentata e certificata persino con un atto notarile è scolpita nella pietra: lo ha inventato Ada Campeol, con l’aiuto del cuoco Paolo ‘Loli’ Linguanotto, alle Beccherie di Treviso,  in quella culla della gastronomia tipica che si chiama Veneto. Se altri hanno copiato la ricetta hanno fatto bene perché è il dolce più buono e genuino del mondo, ma sempre copiato hanno”.

 Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto torna “in campo” per difendere la “trevigianità” di uno dei dolci più famosi del mondo, del quale si sono occupati persino giganti dell’informazione come il Guardian e il Daily Telegraph,  messa in discussione da un libro di una Casa Editrice di Firenze, presente al Salone di Torino, nel quale se ne sostiene l’origine friulana.

 

“Non è la prima volta che si tenta di ‘scippare’ a Treviso questa eccellenza – aggiunge il Governatore – e non sarà l’ultima, il che deve colmare d’orgoglio il Veneto, la Città di Treviso, la famiglia Campeol. In tutti i settori il meglio viene ‘clonato’, dalla Ferrari, ai grandi vini, alle grandi firme della moda. Evidentemente è’ grande anche il ‘marchio’ Tiramisù che siamo pronti a difendere con la forza della storia, delle testimonianze passate e presenti, di un atto notarile depositato dall’Accademia della Cucina, del sentire popolare”.

 “Il libro in questione – prosegue il Presidente del Veneto – raccoglie anche la bellezza di 23 ‘variazioni sul tema’: dimostrazione lampante che si sta parlando d’altro, perché il dolce a cucchiaio più famoso del mondo è uno e solo uno, quello della Ada delle Beccherie di Treviso. Gli altri, friulani, milanesi, siciliani, francesi, tedeschi o altro saranno magari buoni, ma sono un’altra cosa”.

 Il Governatore esorta “tutti, nessuno escluso, compresi esperti e studiosi di culinaria di tutto il mondo a venire a Treviso e ad ascoltare dalla viva voce dei testimoni e verificare dagli atti notarili, qual è la vera storia di questo straordinario dolce”.

 La vera storia di questo dolce, tanto buono quanto semplice e facile da preparare, nasce nel capoluogo della Marca, all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, in un ristorante famoso (Alle Beccherie), dalle mani sapienti della proprietaria, Ada Campeol, coadiuvata dall’allora giovanissimo cuoco Paolo “Loli” Linguanotto. La notizia è certa, documentata, testimoniata dagli autori e dalla letteratura locale, certificata successivamente con atto notarile. All’epoca della sua creazione, tuttavia, quando ancora il nuovo dolce si chiamava alla veneta “Tiramesù”, nessuno aveva pensato a depositare il nuovo marchio: non si usava. E siccome le grandi vittorie hanno cento padri, sono stati moltissimi quelli che, talora sul filo della leggenda o in nome dell’improbabilità, hanno attribuito ad altri tempi, luoghi e persone questa invenzione. Che poi non è altro che un perfetto ed equilibrato assemblaggio di pietanze che si usavano per corroborare gli affaticati o i malati: l’uovo sbattuto, il savoiardo con il caffè, il mascarpone e così via. La signora Ada, che allora stava giusto allattando il figlio, compose il tutto in un “unicum” con il quale ha letteralmente conquistato il mondo e del quale non c’è traccia, non a caso, nei ricettari di cucina antecedenti alla preparazione dello squisito dolce che divenne l’emblema del locale.

 “E’ bene invece che tutti sappiano che il Tiramisù è nato a Treviso, Regione del Veneto, Italia –  ribadisce il Presidente – anzitutto per riaffermare una verità storica e direi culturale, ma anche per ricordare che è grazie alle tante invenzioni più sagge che segrete, dove il primo ingrediente è la passione e il secondo è il buon gusto, che l’enogastronomia veneta si è fatta strada tra le migliori dei cinque continenti e collabora al successo turistico del Veneto”.

 Comunicato nr. 658-2016 (PRESIDENTE)

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IL COMUNICATO GIUNTI

Clara e Gigi Padovani, autori del libro “Tiramisù” pubblicato da Giunti Editore, replicano al Governatore del Veneto Luca Zaia: le ricette originali del dolce italiano più amato al mondo sono quattro, due venete e due friulane.

 

“La realtà storica del tiramisù è scolpita su carta, non su pietra, nel nostro libro” affermano i due gastronomi. “Il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia interviene oggi con un comunicato ufficiale che difende la trevigianità del tiramisù senza aver purtroppo potuto leggere letto il nostro saggio – frutto di due anni di ricerche storiche – che sarà presentato domani in anteprima al Salone del Libro di Torino.”

“Siamo stati a Treviso, in Friuli Venezia Giulia, nel Lodigiano, a Venezia e a Roma per scoprirne le vere radici. Nel nostro libro per la prima volta sono pubblicati i documenti che indicano con prove scritte datate che le prime ricette di un dolce chiamato prima ‘tirime su’ dal cuoco Mario Cosolo del ristorante Al Vetturino a Pieris di San Canzian D’Isonzo (Go) nel 1950 e poi di un altro chiamato “tirimi su” e “dolce tirami su” dalla cuoca Norma Pielli di Tolmezzo (Ud) del ristorante Albergo Roma nel 1959. Esiste anche un menù dell’Accademia Italiana della Cucina di Udine con le date 1963 e 1965. Nel volume sono pubblicate per la prima volta 4 ricette originali  del Tiramisù, due friulane e due venete. E si ricorda che la ricetta di Linguanotto delle Beccherie di Treviso è la prima a essere codificata su un libro del 1983.”

“Se i presidenti Zaia e Serracchiani lo desiderano siamo pronti a partecipare a un pubblico confronto, con tutti i documenti. Come affermiamo nell’introduzione al libro: ‘noi italiani siamo così; mentre futilmente continuiamo a litigare sulla paternità di un’idea geniale, questa – senza che ce ne accorgiamo – supera i confini nazionali e diventa patrimonio dell’umanità. “

 

Silvia Ferrari

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