Torino è una città magica, dove albergano riti esoterici e misteri. Ma è anche, da diversi anni, l’ambientazione ideale di tanti “gialli” di autori che dal lindore della torinesità hanno tratto spunto per i loro intrecci. Non si può dimenticare “La donna della domenica”, di Fruttero&Lucentini, capostipite di tante avventure – in cui la borghesia bene è in primo piano – e poi, via via, tanti scrittori, da Gianni Farinetti a Margherita Oggero con la sua Prof (i libri d’esordio), a Christian Frascella con Contrera, occhio privato che ha il suo ufficio in una lavanderia di Barriera Milano. Ecco, proprio la periferia nord di Torino è lo sfondo dell’ultimo romanzo di Enrico Pandiani, giallista torinese che ha esordito con la serie dedicata a “Les Italiens” (squadra di poliziotti di origine italiana in azione nella Sureté parigina) e che in alcuni suoi libri – come “Polvere”, “La donna di troppo” e “Più sporco della neve” – si è soffermato sul capoluogo subalpino. In questo avvincente “noir” uscito a febbraio 2021 – “Lontano da casa”, Salani – Pandiani però cambia registro e si avvale delle sue capacità narrative, che tengono incollato il lettore pagina dopo pagina, per raccontare un dramma sociale. I protagonisti del romanzo sono infatti dei dropouts, degli emarginati che vivono in Barriera e sono descritti anche nei loro problemi quotidiani: la fame, la ricerca di una casa, le discriminazioni razziali.

La trama di “Lontano da casa” ruota intorno a una “investigatrice suo malgrado”, l’iraniana di etnia curda Jasmina Nazeri, che si trova coinvolta in una serie di efferati omicidi di neri, che vengono ritrovati nudi e con il corpo martoriato. La ragazza è una mediatrice culturale, da tempo si è stabilita a Torino e aiuta gli immigrati insegnando l’italiano e collaborando a varie iniziative solidali. Abilmente, Pandiani – senza scivolare nello stucchevole ambito del “politically correct” a tutti i costi – contrappone Jasmina al razzismo “di pancia” della poliziotta che indaga su questi omicidi, Pandora Magrelli. Senza svelare nulla della trama assai intrigante, questi due personaggi, insieme ai comprimari del grande affresco antropologico che costruisce lo scrittore, diventano lo stimolo a riflessioni interessanti sulla Torino di oggi, direi un po’ come ha fatto Nicola La Gioia con la Roma del suo inquietante “La città dei vivi”. E infatti emerge una città attraversata da preoccupanti segni di razzismo, che però è mitigato dalla ricchezza della multiculturalità che alla fine prevale.

La copertina del libro “Lontano da casa”, Salani, 16,80 €

E in questo viaggio nei meandri della Torino più disperata, lo scrittore presenta – attraverso diverse citazioni – la benemerita attività del Banco Alimentare, la food bank nata nel 1989 da un’idea di monsignor Luigi Giussani e l’industriale della Star Danilo Fossati. Ecco quel che scrive Pandiani in “Lontano da casa” a pag. 73: “Due volte la settimana Antonio (un amico di Jasmina, volontario, NDR) passava al supermercato per ritirare il cibo ancora fresco da distribuire in giornata e spesso Jasmina lo accompagnava. Gli scaffali del centro di raccolta erano stipati di beni a lunga conservazione che ricevevano dall’associazione del Banco Alimentare. Ogni mese, per ciascun nucleo famigliare, era necessario preparare una borsa con dentro pasta, olio, aceto, formaggio, scatolame e altri prodotti essenziali”.

Il messaggio di Pandiani – un “giallo solidale” che rappresenta una novità, nel panorama della letteratura “noir” – non è però limitato a Torino, ma può essere colto anche da un lettore che non risieda nella capitale dei gianduiotti, ovviamente. E l’interesse dello scrittore per la Onlus Banco Alimentare, nella sua sede del Piemonte, non è però casuale, perché Enrico (che è un mio caro amico, svelo ai lettori del post, avendo anche lavorato insieme a “La Stampa” dove io ero caposervizio ed inviato e lui raffinato editor grafico, un po’ di anni fa) è un volontario che due volte la settimana – con un’associazione caritatevole accreditata presso il Banco – distribuisce il cibo agli indigenti.

E come tale, Pandiani ha anche voluto partecipare come volontario all’iniziativa “Pranzo a mille” che si è svolta domenica 11 aprile 2021, come ben sanno i lettori del mio blog, con 1120 pasti cucinati da trenta chef torinesi (dieci stellati) distribuiti in delivery a 250 famiglie in difficoltà.

L’articolo su “Repubblica Torino” in cui si è raccontato il delivery dell’11 aprile 2021 per “Pranzo a mille”

E’ perciò nata l’idea di organizzare una diretta Facebook, programmata per le ore 18:00 di lunedì 26 aprile 2021 sul mio profilo [ https://fb.me/e/XcNPmC3Y ] e sulla pagina del Banco Alimentare del Piemonte [ https://www.facebook.com/BAlimentareTo ] durante la quale, moderati da me, dialogheranno il presidente del Banco Alimentare del Piemonte, Salvatore Collarino, e lo scrittore Enrico Pandiani. Due mondi diversi, due sensibilità a confronto per scoprire il lavoro migliore di Torino.

La diretta comunque rimarrà online sulle nostre pagine e potrà essere rivista anche dopo il giorno lunedì 26 aprile 2021. Ha scritto “La Stampa” della prosa di Pandiani, per chi è incuriosito da questo romanzo (che consiglio vivamente, al di là degli aspetti sociali o culturali, che non ammazzano la trama e la suspence): “Ogni sua frase è come la sequenza di un film, la tavola di una graphic novel”. Buon ascolto e buona lettura.

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