Ecco chi è il Jo Condor di Carosello per Nutella

La Rai il 6 maggio 2013 ha riesumato in prima serata il programma Carosello, che andò in onda dal 1957 al 1977. Un’operazione nostalgia, e anche un modo per rastrellare un po’ di soldi dalla pubblicità: si dice oltre 200 milioni di euro. A molti non piace più. A me fa nostalgia e ricordo quei brevi sketch pubblicitari firmati da grandi registi: 2 minuti di storia in cui non si poteva citare il prodotto con un codino pubblicitario di 30 secondi. Quelle “reclame” hanno segnato l’Italia del boom e anche l’unificazione dei gusti alimentari del Buon Paese. La sorpresa maggiore per me è stata quella di vedere il primo spot con la Nutella: la Ferrero ha riesumato Jo Condor e l’ha rifatto. A me è piaciuto. Vi racconto tutto su Jo Condor nel libro “Pane e Nutella” (Giunti), firmato da Clara Vada Padovani con il maestro Piergiorgio Giorilli. Io ho scritto venti pagine di storia della pubblicità per la crema da spalmare: andate a leggere quel che ho scritto.

Da “Pane e Nutella” – Giunti – pag. 28- 34

In quegli anni era molto popolare Carosello, la trasmissione televisiva che alle 21 di ogni giorno andò in onda per vent’anni, dal 1957 al 1977. Erano cinque brevi sketch pubblicitari firmati da grandi registi: due minuti di storia (in cui non si poteva citare il prodotto) con un «codino» pubblicitario di 30 secondi. Quelle réclame (come erano chiamate al tempo) mostrarono agli italiani il ben di dio che potevano comprare con la ricchezza conquistata. Sicuramente al successo della Nutella diedero un forte contributo le campagne pubblicitarie tv: anche oggi la Ferrero rimane uno dei primi big spender. Il primo Carosello dell’azienda, nel 1967, fu affidato a un famoso regista televisivo: Sandro Bolchi. Grazie al suo sceneggiato I Promessi Sposi,  Nino Castelnuovo e Paola Pitagora, nei panni di Renzo e Lucia, avevano conquistato gli italiani. Per il Cavalier Ferrero fu naturale pensare a Bolchi per l’ingresso dell’azienda dolciaria nel grande circo di Carosello, anche se non fu facile convincerlo.  

 Bolchi realizzò una specie di kolossal, che andò in onda nel 1967 e nel 1968, dal titolo «Una pagina del libro Cuore»: aveva interpreti di prim’ordine, come Tino Carraro (foto, il narratore iniziale), Paola Pitagora, Sergio Tofano, Mario Pisu, Marisa Merlini e tanti altri attori dell’epoca. Alla fine di ogni puntata, un comunicato commerciale rivolto al «mondo semplice e naturale della famiglia italiana». Mentre scorrevano le immagini in bianco e nero di una colazione felice, così si chiudeva lo sketch: «Una pagina del libro Cuore presentata da Ferrero. Ogni giorno, sulle rotte verso l’Europa una nave è in viaggio carica di purissimo cacao pregiato. Tutto per Ferrero. E 4 mila automezzi portano ovunque in Europa i prodotti che sanno tanto di dolcezza. Così lavora Ferrero. Dal centro direzionale di Torino a milioni di bambini che spalmano Nutella sul pane, ma proprio Nutella Ferrero, quella che nutre sano».

 […]

Fu però un creativo esterno [alla Ferrero] a inventare, nel 1971, due eroi tv che contribuirono a consolidare la fama della Nutella: il Gigante Amico e Jo Condor. La serie di scketch andò in onda su Carosello fino al 1976. Chi era bambino allora non ha dimenticato i dialoghi dei protagonisti: «E che, c’ho scritto Jo Condor?», diceva il corvaccio «cattivo», un volatile dalla vista acuta e con un cappello rosso da pilota in testa. E il coretto cantava: «Gigante, pensaci tuuuu…», invocando l’aiuto del «buono» per salvare il villaggio terrorizzato. L’autore di quelle storielle è Romano Bertola, classe 1936: scrittore, battutista, copy pubblicitario e compositore-paroliere di famosi jingle commerciali. Lo spunto per creare Jo Condor, mi ha confidato, gli venne da un film americano interpretato da Spencer Tracy, che si intitolava Joe il pilota (A Guy Named Joe, 1943). «Da piemontese, mi venne quella battuta che ha reso famoso il personaggio dell’uccellaccio-pilota. “E che, c’ho scritto Jo Condor?”. Cioè, ho forse scritto “giocondo” sulla fronte? Che dalle nostre parti significa: sono mica scemo». Poi seguiva il comunicato commerciale: «La voglia di una buona merenda: pane e Nutella. / Quando natura vuole natura, genuinità / Vuole genuinità / Pane e Nutella, sana abitudine quotidiana».

 Si basa sullo stesso claim,  incentrato sull’«abitudine quotidiana», la pubblicità per i giornali in cui si offre allo sguardo del lettore un nuovo tagliere rotondo in legno, sul quale sono appoggiati un filone di pane, una fetta spalmata, un coltello a spatola, due margherite e tre spighe di grano, con il «vasetto Pelikan» in primo piano. Lo scopo dell’inserzione è far conoscere il nuovo contenitore della Nutella, che «rende di più e quindi fa risparmiare: con un vasetto come questo si possono fare 28 merende». Nella foto c’è un barattolo da 400 grammi: la dose ottimale è di 15 grammi per ogni spalmata… Perché si chiama «Pelikan»? E’ il nome attribuitogli nel linguaggio aziendale Ferrero, in riferimento alla forma dei diffusissimi boccettini d’inchiostro per le penne stilografiche. Un po’ come la «Gran Dama» della Coca-Cola, questo vasetto dalla base elissoidale e dalla sagoma sinuosa, è diventato il simbolo riconosciuto della Nutella, tanto da farlo entrare nella memoria e nell’immaginario collettivo. 

Ecco il Carosello Reloaded del 6 maggio 2013

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