Su via Roma e il verde urbano

di Gigi Padovani

Da settimane a Torino si sta discutendo sulla pedonalizzazione con lastre di pietra di via Roma, che sarà inaugurata sabato 12 settembre 2026 con una grande festa. Prima che si aprisse ufficialmente al “traffico” pedonale, qualcuno ha proposto l’inserimento di alberi e/o fioriere con cespugli, per offrire momenti “rinfrescanti” e per contrastare le ondate di calore. Naturalmente, non sono mancate polemiche, anche perché molti ignorano che via Roma è stata progettata come “metafisica” dall’architetto Piacentini, durante il fascismo (fu realizzata dal 1933 in avanti). Ma si può fare qualcosa?

Certamente il cambiamento climatico pone dei seri problemi a tutte le metropoli.

Barcellona ha cercato un’originale soluzione. Passeggiando nel grande quartiere ottocentesco dell’Eixample, costruito sulla celebre griglia urbanistica di Ildefons Cerdà – con  isolati regolari dagli angoli smussati, ampi viali alberati e una straordinaria concentrazione di architettura modernista – ho scoperto che oggi è diventato un laboratorio di verde urbano e mobilità sostenibile: mi ha sorpreso trovare questa bella zona della capitale catalana con alberi, vasi, con molte vie pedonalizzate, e tanti spazi “calmi” vicino alle scuole.

Credo che per Torino possa costituire un bell’esempio (come metodo) da imitare.

L’idea dei Superblocchi

Questa piccola rivoluzione urbana utilizza i “Green Axes” (Assi verdi) e le “Superblocks” (Super-isolati) per aumentare l’ombreggiamento e la biodiversità. Che cosa sono i “superblocchi”? Un insieme di isolati viene considerato come un’unica grande unità urbana. Il traffico di attraversamento viene spostato sulle strade perimetrali, mentre quelle interne vengono restituite ai pedoni, alle biciclette, agli alberi e alla vita di quartiere. Dove prima passavano le automobili possono comparire piazze, panchine, aiuole e giochi per bambini. Le intersezioni a forma esagonale smettono di essere soltanto incroci stradali e diventano luoghi nei quali fermarsi. L’obiettivo non è costruire un nuovo grande parco, ma distribuire ombra e vegetazione dentro il tessuto compatto della città, proprio dove cemento e asfalto trattengono maggiormente il calore. 

In alcune vie dell’Eixample sono cambiate le gerarchie urbane: prima vengono le persone, poi le automobili. Dove ricordavo carreggiate e parcheggi oggi trovo alberi, grandi vasi, aiuole, panchine, biciclette, tavolini. E soprattutto trovo spazio. Spazio per camminare senza essere confinati sul marciapiede, per fermarsi, parlare, giocare. Mi hanno colpito particolarmente le aree intorno alle scuole: piccoli spazi “calmi”, protetti, dove bambini e genitori possono sostare senza trovarsi immediatamente immersi nel traffico. Non sono grandi parchi. È qualcosa di diverso e, forse, di più interessante: è il verde che entra nella strada.

Il progetto esisteva già da tempo, ma ha avuto una forte accelerazione politica durante gli otto anni dell’amministrazione di Ada Colau, sindaca dal 2015 al 2023. L’attuale sindaco socialista Jaume Collboni, in carica dal 2023, sta proseguendo — pur con impostazioni e priorità in parte diverse — il percorso di trasformazione urbana della città.

Consell de Cent: la strada diventa piazza

L’esempio più evidente l’ho trovato proprio nell’Eixample: Consell de Cent [nella mia foto in alto] era un’arteria dominata dalle automobili. E’ stata trasformata in uno degli “assi verdi” della città. La carreggiata ha perso il suo ruolo tradizionale, sono comparsi alberi, vegetazione e panchine e, in corrispondenza di alcuni incroci, lo spazio precedentemente destinato soprattutto al traffico è diventato una piccola piazza. Il programma originario degli assi verdi dell’Eixample prevedeva già nel 2023 quattro assi per circa 4,65 chilometri e quattro nuove piazze; la prospettiva indicata per il 2030 arrivava a 33 chilometri di assi verdi e 21 piazze. E in una città mediterranea come Barcellona, il verde ha anche una funzione molto concreta. Gli alberi fanno ombra, la vegetazione contribuisce a mitigare l’isola di calore, le superfici permeabili possono assorbire parte dell’acqua piovana invece di scaricarla immediatamente nelle fognature.

Una scelta di salute pubblica

C’è poi un dato che dovrebbe far riflettere chi considera queste trasformazioni soltanto una moda ambientalista. Uno studio del Barcelona Institute for Global Health, pubblicato nel 2019 su Environment International, ha provato a calcolare gli effetti sulla salute del progetto originario, che ipotizzava 503 superblocchi distribuiti in tutta Barcellona. Il risultato è impressionante: secondo la simulazione, la realizzazione completa del modello avrebbe potuto evitare 667 morti premature ogni anno, grazie soprattutto alla diminuzione dell’inquinamento atmosferico, ma anche alla riduzione del rumore, alla maggiore attività fisica e alla mitigazione dell’isola di calore. In altre parole, piantare un albero in città non significa soltanto rendere più bella una fotografia. Può essere una scelta di salute pubblica.

E allora, Torino?

Non credo che Torino debba copiare Barcellona. Sarebbe assurdo. Sono due città diverse, per clima, storia, architettura e struttura urbana. E sarebbe altrettanto sbagliato riempire di alberi una strada monumentale senza tenere conto della sua storia e dei suoi vincoli.

Ma forse possiamo copiare un metodo.

Quando pedonalizziamo una strada, non dovremmo limitarci a domandarci: dove passeranno le automobili? Oppure: quale pietra useremo per la pavimentazione?

Dovremmo chiederci anche: come sarà questa strada fra vent’anni, quando le estati saranno ancora più calde? Dove troverà ombra una persona anziana? Dove potranno fermarsi due amici a parlare? Dove aspetteranno i bambini all’uscita da scuola? Quanta acqua assorbirà il terreno durante un temporale violento?

Sabato 12 settembre Torino inaugurerà la sua nuova via Roma pedonale. È una buona notizia.

Ma potrebbe essere soltanto l’inizio.

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