di Gigi Padovani
Anche se non avete un olfatto prodigioso, capace di distinguere e memorizzare qualsiasi odore, come Jean-Baptiste Grenouille – protagonista del famoso romanzo Das Profum dello scrittore tedescoPatrick Süskind, ambientato nella Francia del Settecento – potrete godervi un percorso olfattivo immersivo ideato dalle giovani allieve di ASP – Alta Scuola di Profumeria Olga Mancini (che è la figlia dell’indimenticata giornalista torinese Vera Schiavazzi, scomparsa prematuramente nel 2015) e Chiara Petrella, coordinate dalla fondatrice Roberta Conzato.
Nella foto sotto, da sinistra Roberta Conzato, Chiara Petrella e Olga Mancini

Si tratta di una mostra molto particolare, che attraverso postazioni ambientate nelle sale storiche di Palazzo Barolo a Torino, dal 14 al 22 marzo 2026 propone un viaggio sensoriale in cui sono rievocate le figure storiche legate al palazzo — dalla marchesa Giulia Colbert Falletti di Barolo al marito Carlo Tancredi Falletti di Barolo, fino allo scrittore Silvio Pellico — traducendone la memoria in un linguaggio contemporaneo fatto di fragranze e suggestioni sensoriali.
Il progetto è realizzato con il sostegno di Marchesi di Barolo, Emma Rovere Profumi, Opificio Olfattivo e Antonio Piscitelli Profumi. Le visite guidate olfattive si svolgono ogni giorno (escluso il lunedì) alle 15, 16 e 17, comprese nel biglietto degli appartamenti storici del palazzo e gratuite per i possessori di Abbonamento Musei; la prenotazione è consigliata, scrivendo a eventi@palazzobarolo.it – info: www.palazzobarolo.it (Palazzo Barolo, Via delle Orfane, 7/A – Torino)
Dicono le curatrici del progetto, Olga Mancini e Chiara Petrella: «In un luogo che custodisce la visione di Giulia di Barolo, abbiamo immaginato il profumo come un gesto di continuità: un dialogo silenzioso tra generazioni di donne e di uomini, tra memoria e futuro, dove l’olfatto diventa spazio di libertà e immaginazione».
Ed ecco le cinque tappe del percorso sensoriale nelle sale storiche del palazzo, trasformando gli ambienti in un viaggio tra architettura, memoria e profumi.
Nella Sala Mozart, dedicata al “Gran Ballo”, la fragranza si apre con la luminosità del bergamotto, che introduce un cuore ricco di note floreali e di cera d’api, evocando il legno vibrante degli strumenti e l’atmosfera delle feste aristocratiche. Sul fondo emergono le note calde e leggermente affumicate del guaiaco e dell’olibano, che suggeriscono il momento in cui le candele si spengono e nella sala rimane un’eco sospesa di musica e memoria. Le specchiature del Settecento moltiplicano le luci e i riflessi, mentre l’affresco sul soffitto — raffigurante l’ascesa di un eroe all’Olimpo — ricorda il trionfo dei Falletti dopo una lunga contesa giudiziaria. Il profumo diventa così una chiave narrativa per rivivere l’atmosfera di un grande ballo del passato. [foto sotto]

Nella Sala degli Specchi, il percorso olfattivo richiama l’eleganza delle corti europee frequentate da Carlo Tancredi Falletti di Barolo. Durante i soggiorni alla corte di Napoleone Bonaparte, Carlo Tancredi conobbe Juliette Colbert di Maulévrier — la futura Giulia di Barolo — allora damigella d’onore di Giuseppina. La sala, destinata a ricevere ospiti illustri e uomini politici, esprimeva il prestigio della famiglia anche attraverso le sue decorazioni. A evocare quell’atmosfera interviene la fragranza dell’Acqua di Colonia, creata all’inizio del Settecento da Giovanni Maria Farina: un profumo rivoluzionario per l’epoca, luminoso e fresco, costruito su note agrumate e aromatiche leggere. Divenuta simbolo di eleganza e distinzione sociale, l’Acqua di Colonia conquistò nobili e sovrani di tutta Europa, tra cui lo stesso Napoleone. [foto sotto]

Nella Camera dei marchesi, il viaggio olfattivo diventa più intimo e raccolto, evocando l’atmosfera del boudoir. La fragranza si apre con la freschezza dell’acqua di rose e della lavanda, che suggerisce il gesto quotidiano della cura del corpo. Nel cuore emergono iris e note talcate, memoria delle ciprie e dei rituali di bellezza, mentre sul fondo muschio e patchouli richiamano la morbida profondità dei velluti e degli arredi. Il profumo accompagna il passaggio dallo spazio pubblico alla dimensione privata. Anche l’ambiente riflette questa intimità: la stanza è decorata in rigoroso stile neoclassico di gusto pompeiano, con affreschi di divinità greche e simboli esotici come le sfingi. [foto sotto]

Nella Sala del Consiglio, il percorso sensoriale conduce nelle atmosfere delle cantine delle Langhe e nella storia del Barolo. Il Palazzo torinese non era infatti l’unica dimora dei marchesi: nell’Ottocento Carlo Tancredi e Giulia Falletti di Barolo scelsero il Castello di Barolo, proprietà della famiglia fin dal Trecento, come residenza di campagna. Qui maturò la loro intuizione più lungimirante: trasformare le terre di famiglia in una risorsa d’eccellenza, perfezionando la produzione del vino Barolo per sostenere le grandi opere sociali e filantropiche che stavano avviando. Il profumo che accompagna la sala evoca la cantina: l’umidità della terra e del sottobosco, la nota pungente del mosto in fermentazione, il rigore dei legni delle botti e il freddo della penombra dove il vino riposa. Un’atmosfera che richiama il Barolo, celebrato come “re dei vini, vino dei re”. [foto sotto]

L’ultima tappa conduce nella Stanza del Pellico, legata alla figura di Silvio Pellico. Questo appartamento fu abitato dallo scrittore a partire dal 1834, quando la marchesa Giulia di Barolo lo invitò a vivere nel palazzo dopo aver letto il suo celebre libro Le mie prigioni. Pellico divenne bibliotecario, segretario e, dopo la morte di Carlo Tancredi, amministratore dei beni dei marchesi. La fragranza che accompagna la stanza evoca le atmosfere cupe della prigionia raccontata nel libro: note fredde e austere suggeriscono isolamento e angoscia, mentre al centro emerge l’incenso, simbolo della dimensione spirituale e della fede che sostennero Pellico dopo la liberazione. Il percorso sensoriale si chiude così con una suggestione intensa, che unisce memoria storica e introspezione.
