Gigi Padovani

Ancora una volta, per una nuova presentazione del nostro libro “Barolo Girls. La rivoluzione rosa dei re dei vini”, le produttrici di Langa protagoniste delle storie raccontate in quelle pagine hanno risposto con entusiasmo al nostro invito. Anzi, all’invito della Barolo Castle Foundation e della sua “frizzante” (citazione dalla serata) presidente, Liliana Allena, che ci ha ospitato presso il prestigioso castello di Barolo, dove Giulia Colbert, Marchesa Falletti di Barolo, diede il via al moderno “re dei vini”. Il Wimu, Museo del vino, ha voluto dedicare una “tre giorni” allafesta della donna e sabato 7 marzo 2026 ci ha ospitato nella bella sala “Tempio dell’Enoturista”, con un bel confronto tra diverse Barolo Girl, grazie al coordinamento sempre stimolante del giornalista de La Stampa, Roberto Fiori. Ha portato il suo saluto la ex sindaca di Barolo, Renata Bianco e sono intervenute diverse produttrici: Valentina Abbona della Marchesi di Barolo (che ha ricordato il monumento a Torino, offerto dalla loro cantina Marchesi di Barolo a Giulia Colbert, presso Palazzo Barolo), Chiara Boschis, Maria Teresa Mascarello, la vicepresidente della associazione “Sbarbatelle”, Francesca Bava, la vicepresidente della cantina cooperativa Terre del Barolo, Rosa Oberto, Elena Gillardi, e altre. Al termine, un brindisi alle donne con le bottiglie offerte dalle Barolo Girls. [Nella foto in alto, da sinistra: Gigi Padovani, Cristiana Grimaldi, Clara Vada Padovani, Liliana Allena, Roberto Fiori]

Sono state due ore di dibattito appassionato, con la presenza di una ventina di protagoniste del nostro libro, che hanno anche affrontato temi di attualità: la crisi internazionale, il calo dei consumi del vino, le prospettive del futuro di un settore che deve essere sempre più sostenibile e vicino alle scelte dei giovani.

Abbiamo registrato e sbobinato l’interessante intervento della direttrice dell’Enoteca Regionale del Barolo, Cristiana Grimaldi, che si è soffermata sullo sguardo particolare con il quale le donne si avvicinano sempre di più al mondo del vino. Ve ne offriamo una parte (senza la sua revisione, ci perdoni), perché ci pare assai utile a tutte e tutti.

Viva dunque la #festadelladonna celebrata al Castello di Barolo: anzi, la “Giornata internazionale della donna”, ovvero un momento di riflessione sui temi della parità di genere, della violenza sulle donne, sui diritti al femminile.

Cristiana Grimaldi, direttrice dal 2009 dell’Enoteca Regionale del Barolo, sommelier, laureata in lettere, così è intervenuta al nostro evento:

«Mi colpisce che quando una donna mi parla di Barolo – cioè un vino che normalmente viene definito, o veniva definito, un vino strutturato, corposo, impegnativo con tante sfumature –, come primo approccio, non cerchi di trovare dei termini tecnici, anche quando la sua professionalità o la sua esperienza glielo consentirebbe. Generalmente invece parla di quel calice andando a riscoprire dei ricordi, creando delle correlazioni tra qualcosa che ha assaggiato in passato. Solo in un secondo momento, ma non sempre, si arriva a un discorso più tecnico. E’ un approccio che per un interlocutore maschile, di solito, è completamente capovolto.

Normalmente il degustatore maschile prima fa un’analisi molto classica del vino, poi forse si spinge un pochino più avanti. Questa per me è forse la conseguenza più importante della presenza femminile nelle cantine delle Langhe. Penso che voi donne del vino abbiate dato inizio ad un modo nuovo di vivere il vino, prima di tutto in cantina, presso le vostre aziende e con con i vostri collaboratori. Questo metodo, piano piano, è diventata la vostra cifra per raccontare il vino: non degustarlo in modo analitico, per fare in modo che persone come me, ma come tante altre donne, possano acquisire il vostro modo di degustarlo.

Quando è uscito il libro “Barolo Girls”, l’ho subito acquistato e l’ho letto in una notte: mi incuriosiva trovare finalmente una carrellata, una visione femminile del mondo del Barolo. E soprattutto sapevo che avrei trovato molte persone che conosco e che avrei riconosciuto il loro modo di agire e di pensare. Dopo averlo letto, mi sono resa che grazie a voi ci sono tante donne che, come me, stanno imparando che il mondo del vino è un linguaggio con tantissime sfumature».

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