Clara e Gigi Padovani

NUTELLA©

Interno notte

Gigi Padovani

 

Interno notte. Silenzio. La stanza è illuminata soltanto da un computer acceso.

Oscar Wilde ha scritto che le cose buone o fanno male o sono proibite. Questa è un’eccezione. Il barattolo è pieno. Girando la ghiera del coperchio, costato che è ancora illibato.  Procedo. Roteo la plastica bianca con un movimento di 360 gradi, lento, consapevole. Poi avverto come un intoppo. Sono arrivato al punto di non ritorno. Se lo supero, dovrò ammettere l’apertura del vasetto.

Ma il vero ostacolo è ancora da superare. E’ quel velo in multistrato dorato e puntinato che ricopre l’imboccatura tonda del barattolo. Lo strappo della protezione in carta è il momento iniziale del rito. Un movimento lento, anche per non fare rumore, ma deciso. E subito arriva l’effluvio. Sentori di nocciola, persistenti. Di olio, di vaniglia e di zucchero. Poi, quasi di soppiatto, entra nel naso il cacao.

La bocca si riempie di saliva, il cervello già immagina l’impatto della lingua con la crema. Il cucchiaino affonda morbido. La superficie violata s’increspa, lascia trasparire un piccolo collasso nel lago di crema, poi si adatta alla forma dell’acciaio, che la penetra senza esitazioni.

Sollevo il cucchiaino e sotto di esso si forma qualche filamento. Il profumo arriva dritto nel cervello. Sono inebriato. La prima cucchiaiata è profonda, peccaminosa, ma rapida. La crema si va subito a impastare sulle labbra, poi sale sulla lingua, finisce in fondo al palato e s’infila tra i denti. Mi fermo, estasiato.

Una cucchiaiata non basta. E’ soltanto l’inizio. La bocca richiede altro cacao, altre nocciole, altro zucchero. La sensazione di piacere comincia a circolare in tutto il corpo.

Non mi stanco. Devo riflettere, sentire il sapore, come mi hanno insegnato ai corsi di degustazione. Ecco arrivare il retrogusto. Nocciole, vaniglia, cacao.

Ma quell’altra sensazione cos’è? Una cucina Anni Sessanta con il tavolo in fòrmica giallino e le sedie dalle gambe tubolari d’acciaio inox. Piedini di gomma. Sto per andare a scuola, al liceo. Un barattolo aperto sul tavolo. Una tazza di latte bianco. Una fetta di pane. Nel mangiadischi, una canzone di Patty Pravo, in anticamera i libri di latino e greco tenuti insieme da una cinghia di gomma verde.

L’onda del ricordo mi assale per un attimo. Forse sto esagerando, ma affondo di nuovo il cucchiaino. Arriva il retrogusto leggermente sapido. Bisogna vincerlo con un po’ d’acqua. Vado a cercare un Cd con la Ragazza del Piper. Che mondo sarebbe senza la Nutella?     

 

[Da Gnam, Storia sociale della Nutella, 1999, Roma]