Un commento di Carlo Petrini sul caporalato

 

Ne ho scritto sui social in questi giorni e ho letto molti articoli dopo la tragedia nel Foggiano con 16 braccianti africani (non migranti, contadini salariati), ma penso che questo commento di Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food International, riesca a spiegare meglio di ogni altro ciò che si deve fare. E circa i trasporti, la Regione Puglia applicando la legge sul caporalato varata dal governo pd, ha già stanziato 1 milione e mezzo di euro per avviare pullmini sicuri, ma gli agricoltori (di Coldiretti? di Cia? di Confagricoltura?) non hanno aderito. Non conviene.

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Carlo Petrini
C’è voluta questa vergognosa doppia tragedia in Puglia per riportare l’attenzione su quello che è un fenomeno ancora
estremamente radicato nelle nostre campagne: lo sfruttamento della manodopera bracciantile. Una ferita figlia di un sistema distorto di cui, purtroppo, anche noi cittadini siamo complici, spesso inconsapevolmente. Immagino sia capitato a tutti di trovare “volantini” di ipermercati, supermercati e discount che pubblicizzano prodotti sottocosto, sconti imperdibili e altre meraviglie. A leggere determinati prezzi si rimane a bocca aperta, ma cosa c’è dietro tutto questo?
Un articolo di Stefano Liberti su Internazionale ha acceso i riflettori sul meccanismo delle aste a doppio ribasso, una pratica di acquisto ampiamente diffusa tra gli operatori della grande distribuzione organizzata (GDO) che mette in difficoltà, con un effetto domino, l’intera filiera agroalimentare. Attraverso due aste consecutive, i fornitori sono forzati a fissare prezzi sottocosto per i loro prodotti al solo scopo di “restare nel giro” e di non perdere il posizionamento in scaffale. Un meccanismo che ovviamente poi obbliga questi stessi fornitori a rifarsi sui produttori, e quest’ultimi sui lavoratori salariati, in un circolo vizioso che puzza dalla testa e che spesso si traduce in fenomeni come quello del caporalato e dello sfruttamento nei campi.
Dalla GDO il solito mantra sull’impotenza di fronte alla «cattiveria del mercato a cui purtroppo bisogna adeguarsi». In sintesi il mercato, che non si capisce da chi dovrebbe essere guidato e che ci viene narrato come disinteressato e imparziale, è il sovrano che detta un’unica legge: essere debole coi forti e forte coi deboli. La ragione alla base di tutto questo è chiara: il cibo è diventato pura commodity soggetta a una spregiudicata economia di scala che ha come fine ultimo solo e unicamente l’abbattimento dei prezzi. «Lo vuole il consumatore!», si dice. E allora la filiera del pomodoro non è l’unica a essere interessata dal fenomeno, ma si potrebbe parlare di quella del latte, dell’olio e persino del vino o di alcuni formaggi, inclusi eccellenze come il Parmigiano Reggiano. Il problema è che dietro a un barattolo di passata o di pelati a 0,80 euro al litro c’è un sistema produttivo che non può stare in piedi e che soprattutto non può dare qualità, né alimentare né sociale.
A perderci sono sia i consumatori che i produttori. I primi perché, dietro l’illusione della convenienza, si vedono propinati
prodotti che o non hanno standard qualitativi alti o nascondono situazioni umane non tollerabili o entrambe. I secondi perché sono schiacciati da un meccanismo perverso che li impoverisce e li pone in costante competizione al ribasso alimentando una guerra tra poveri. Senza dimenticare i danni agli ecosistemi che un’agricoltura totalmente improntata all’abbattimento dei costi provoca. Per questo serve una nuova visione da parte dei cittadini, non possiamo più accettare di essere abbindolati da prezzi che sono bassi solo nominalmente perché generano danno (e costi nascosti) al sistema economico e sociale. Dobbiamo richiedere prezzi giusti a fronte di una buona qualità, dobbiamo provare a incidere su filiere che penalizzano gli ultimi e
l’ambiente.
Tenendo ben presente, poi, che anche le politiche agricole sono decisive per delineare il sistema che vogliamo. A questo
proposito in Commissione europea è stata presentata una proposta di direttiva sulle pratiche commerciali sleali che mira a proteggere proprio quei piccoli che a oggi rischiano di venire schiacciati.  Se approvata, verrebbero finalmente introdotte regole più chiare per contrastare i metodi sleali come le aste al doppio ribasso e meccanismi di tutela sull’intera filiera, riducendo lo strapotere dei colossi della distribuzione. L’augurio è che i governi si facciano rapidamente carico di trasformare in realtà questa proposta.

[da Repubblica dell’8-8-2018]

Il Bocuse d’Or OFF: il gusto della sfida

A volte la cucina può essere una sfida, non soltanto condivisione e socialità. Lo sanno bene i cuochi che nei templi dell’alta cucina ogni giorno si presentano ai loro clienti come se fossero su un palcoscenico. Quest’anno Torino ospiterà le selezioni europee  della più prestigiosa competizione di arti gastronomiche del mondo, il Bocuse d’Or, previste l’11 e 12 giugno 2018, con chef in rappresentanza di venti nazioni che si cimenteranno anche nella preparazione di piatti con ingredienti tipicamente piemontesi. Una “sfida” all’ultimo fornello in omaggio al cuoco che ha sovvertito la gastronomia francese, fondatore del premio, il grande Paul Bocuse, secondo il quale la cucina non è mai «né classica né moderna, ma soltanto buona». E, aspettando l’evento, il Circolo dei Lettori organizza, in collaborazione con l’Accademia Bocuse d’Or Italia, un ciclo di incontri ideati e condotti dai food writer Clara e Gigi Padovani con l’intento di stuzzicare l’appetito dei curiosi e dei gourmet in vista del contest finale. 

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Il “patto del tiramisù” a FICO Eataly World per il #tiramisuday: vince Treviso

A FICO Eataly World il #tiramisuday del 21 marzo 2018 è stata una bella giornata di festa in nome del dessert italiano più amato nel mondo. Friulani e veneti si sono dati appuntamento nel grande parco alimentare di Bologna per un confronto all’ultimo cucchiaio: i sindaci di Tolmezzo (Ud) e Treviso si sono presentati con tanto di fascia tricolore e due squadre di pasticceri dei rispettivi ristoranti che si disputanto le radici del tiramisù: l’Hotel Roma di Tolmezzo e Le Beccherie di Treviso. A “giudicare” la simpatica sfida tre giurie: una istituzionale, una tecnici di otto Maestri pasticceri dell’Accademia, guidato da Gino Fabbri, e 50 persone scelte tra il pubblico. Al termine, un bel “patto del tiramisù”, ma come ogni contest che si rispetti c’è stato un vincitore, per la migliore interpretazione: TREVISO.

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Il #tiramisuday è FICO: si festeggia il 21 marzo

Il tiramisù è il dolce italiano più famoso nel mondo, ma la sua meravigliosa storia è poco conosciuta. Nasce in Friuli Venezia-Giulia, mentre è il Veneto a farlo conoscere in Italia e nei cinque Continenti. Queste due regioni del Nord Est Italia si contendono ancora oggi i natali di un dessert prelibato che vanta innumerevoli interpretazioni, una più buona dell’altra. Nel primo giorno di primavera affondare il cucchiaio in questa golosa specialità è l’ideale per “tirarsi su” dopo i freddi e le nebbie dell’inverno. Il 21 marzo sarà la festa di tutti, come il dolce è di tutti. Chi vuole potrà aderire, celebrando il tiramisù in libertà, con la sua ricetta preferita. A Fico Eataly World trevigiani e friulani si confronteranno con uno show cooking e una inedita e straordinaria sfida all’ultima cucchiaiata di dolcezza. Saranno presenti, con le loro squadre di pasticceri, il sindaco di Treviso, Giovanni Manildo e il sindaco di Tolmezzo (Ud), Francesco Brollo.

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Asti e Alba unite nella dolcezza

Alba e Asti, nei giorni del 23, 24 e 25 marzo 2018 diventeranno palcoscenico e vetrina della prima rassegna dedicata interamente al Dolce, in tutte le sue declinazioni. Un evento voluto ed organizzato dall’associazione La Dolce Valle costituita dal Consorzio dell’Asti Docg, il Consorzio Tutela Nocciola Piemonte Igp e l’Associazione Produttori Miele Piemonte. Noi parteciperemo presentando il nostro libro “L’ingrediente della felicità” (Centauria) sabato 24 ad Alba e domenica 25 ad Asti. Save the date!

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Il tiramisù più lungo del mondo

Il tiramisù si dimostra sempre di più il dessert Made in Italy più amato, non soltanto all’estero ma anche nel nostro Paese. Dopo il record del tiramisù “più grande del mondo” (2015) stabilito da Gemona con 3015Kg (Ud), e la Tiramisù World Cup di Treviso, un nuovo imperdibile evento di rilievo internazionale rilancerà l’attenzione sul goloso dolce al cucchiaio a base di mascarpone, savoiardi, caffè e cacao. Per la prima volta nella storia della Guinness World Record sarà tentato il primato per il “longest tiramisu” del mondo. L’Official Attempt si svolgerà presso il Tiare Shopping di Villesse (GO) domenica 11 febbraio 2018

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Niente Cioccola-To’ a Torino? Per fortuna c’è il nostro #chocotour

Un tempo in autunno arrivava Cioccola-Tó e noi per due edizioni, qualche anno fa, abbiamo contribuito a curarnee il programma culturale con memorabili degustazioni. Ora non si fa più: non si riesce proprio a organizzare un evento sul cioccolato nella città che ne è stata la capitale europea e ha regalato al mondo il gianduiotto.

Ma consolatevi!

Con il nostro libro L’ingrediente della felicità – che sta suscitando interesse con interviste tv, radio, incontri, articoli e segnalazioni – abbiamo voluto ritornare al nostro “primo amore” di coppia fondente, come ci hanno definito sul Corriere della Sera. E quindi abbiamo programmato un #choco-book-tour prima di Natale, sia a Torino sia in altre città non soltanto piemontesi, per divulgare la cultura sul Cibo degli Dei anche con generosi artigiani e aziende che hanno deciso di seguirci.

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Felici e fondenti grazie a un libro

Dal 16 novembre è in distribuzione il nostro nuovo libro, “L’ingrediente della felicità. Come e perché il cioccolato può cambiarci la vita” [Centauria, 13,90 euro]. Siamo tornati un po’ al primo amore, il Cibo degli Dei, e in questo libro dal taglio innovativo abbiamo trattato sia gli aspetti nutrizionali del fondente – che ha indubbi vantaggi per il cuore, il cervello, il nostro umore e anche nel combattere ansia e stress – sia tutte le conoscenze raccolte in quindici anni di visite in laboratori, industrie, pasticcerie, piantagioni di cacao sulla lavorazione delle fave di Theobroma fino ad arrivare a una tavoletta. Inoltre raccontiamo tutte le forme della felicità, dalle praline ai gianduiotti alle creme da spalmare, i tanti tipi di torte, le specialità salate al cacao e le regole per gli abbinamenti e la degustazione. L’ultimo capitolo è un’antologia golosa di tutta la letteratura dedicata al cioccolato, dall’Arcadia a Guido Gozzano con le “Golose” e Joanne Harris con “Chocolat”

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