Siamo finalisti del Premio Bancarella Cucina

Abbiamo cucinato di più, abbiamo lavorato collegandoci via internet, abbiamo imparato quali sono le cose importanti della vita. La tragica pandemia del Coronavirus ha colpito tutti e nel settore della ristorazione e del turismo lascerà pesanti strascichi. Anche il mondo dell’editoria e della cultura è uscito male dal lockdown, con tanti eventi e presentazioni che sono stati cancellati. Alla fine del 2019 eravamo appena usciti con il nostro ultimo libro Enciclopedia della nocciola (autori Clara e Gigi Padovani con Irma Brizi, edito da Mondadori Electa) e dal mese di marzo 2020 dovevamo incominciare un “nocciotour” in una decina di tappe, in tutta Italia.

Ci sono mancati gli incontri con i lettori, le degustazioni con i produttori, gli showcooking con chef e pasticceri e al momento non sappiamo quando potranno riprendere. La ripartenza però è già avviata, con una bella notizia che ci è arrivata ai primi di giugno: Enciclopedia della nocciola è stato scelto – dopo approfondito esame, hanno scritto – tra i sei volumi finalisti del Premio Selezione Bancarella Cucina.

Il Bancarella Cucina, istituito a Pontremoli, in Lunigiana, nel 2006, è il più prestigioso riconoscimento italiano per i volumi di gastronomia. Ecco il comunicato ufficiale del presidente  e organizzatore, Giovanni Tarantola:

PREMIO BANCARELLA CUCINA 2020 VINCITORI PREMI SELEZIONE

La Commissione di scelta dopo una approfondita analisi della produzione letteraria pubblicata nel 2019, in tema di cucina, ha decretato vincitori del Premio Selezione Bancarella della Cucina 2020, le seguenti opere:
In vino veritas di Alessandro Torcoli (Longanesi)

Paul Bocuse. Lo chef, il mito di Robert Belleret (Giunti)

Rugiada a colazione di Clelia D’Onogrio (Sperling & Kupfer)

Enciclopedia della nocciola. Storia, curiosità, territori e ricette di Clara e Gigi Padovani con Irma Brizi (Mondadori Electa)

La pentola di Leonardo di Carlo G. Valli (Cierre Edizioni)

Suite per un castagno di Raethia Corsini (Guido Tommasi Editore)

Un grande in bocca al lupo a tutti gli Autori ed alle Case Editrici per l’assegnazione finale del “ Premio Bancarella della Cucina 2020 “ che si terrà come di consueto a Pontremoli, nel prossimo autunno.

Il regolamento del premio prevede che una giuria di 80 votanti – scelti tra i librai soci dell’Unione Librai Pontremolesi, dell’Unione Librai delle Bancarelle e rappresentanti del panorama enogastronomico – decreti il vincitore finale.

Il Premio Bancarella nasce dalla tradizione dei librai ambulanti dell’Alta Lunigiana, nata alla fine dell’Ottocento: dai paesi di Montereggio, Parana, Pozzo, Mulazzo, Busatica, Filattiera, Bratto sono partite generazioni di librai ambulanti, che in origine vendevano i libri sulle loro bancarelle all’aperto e poi hanno fondato importanti librerie in molte città italiane. In nome di questa attività nel 1952, con la partecipazione di Oriana Fallaci e di altri intellettuali, nasceva il Premio Bancarella per i romanzi, la cui prima edizione nel 1953 fu vinta da Ernest Hemingway con Il vecchio e il mare. Da quattordici anni a quello per la letteratura si è aggiunto il premio per la cucina.

E’ per noi motivo di orgoglio che il libro Enciclopedia della nocciola, il primo volume, dedicato a 360 gradi a questo piccolo frutto dalle proprietà salutari, che unifica le regioni italiani, dal Piemonte alla Sicilia sia entrato nella sestina dei finalisti.

Aiutiamo chi aiuta: il Banco Alimentare

Nel dicembre del 2011 mi telefona l’amico Roberto Cena, allora presidente del Banco Alimentare del Piemonte, per chiedere a Clara ed a me di indicargli “un cuoco stellato” in grado di cucinare per mille bisognosi, tra Natale e Capodanno: un’idea condivisa con il Comune di Torino, attraverso l’allora assessore alla cultura del Comune di Torino, Maurizio Braccialarghe (purtroppo scomparso). Ribattei a Cena: “Mi sembra un’impresa impossibile! Mancano venti giorni a Natale…”. Però ci siamo riusciti. Abbiamo trovato l’entusiastica adesione di ben quattro chef, non uno. Erano Stefano Gallo del ristorante «Barrique» a Torino, Giovanni Grasso e Igor Macchia della «Credenza» a San Maurizio Canavese, e Mariangela Susigan della «Gardenia» a Caluso.

[Nella foto in alto, una delle edizioni della cena, presso il PalaIsozaki di Torino]

Poi la cena “Auguri a mille” proseguì negli anni. Clara ed io abbiamo sempre dato una mano, se eravamo a Torino, con l’aiuto anche dei cioccolatieri che hanno portato le loro specialità per il fine pasto. Vi hanno collaborato ancora tanti amici chef. Ultimamente abbiamo dovuto sospendere la manifestazione per problemi logistici, ma si spera di poterla organizzare ancora, in sicurezza.

Quella telefonata di  Roberto Cena, che mi diede la possibilità di dare una mano per un’iniziativa benefica – che per una sera aveva ridato dignità e felicità a mille indigenti -, mi portò nell’orbita del Banco Alimentare del Piemonte. Una onlus che non conoscevo. Da laico, da giornalista e comunicatore, da esperto dell’agroalimentare in questi anni ho dato un contributo, dopo che il nuovo presidente Salvatore Collarino mi ha chiesto di entrare nel suo team come componente del Direttivo regioanle. E con Vilma Soncin, direttore della struttura, Maria Chiara Lignarolo per i progetti e l’ufficio stampa, Maurizio Comoglio (ex vicepresidente) e tanti altri volontari di grande professionalità ed esperienza, ho potuto conoscere ed apprezzare immensamente una realtà straordinaria: una macchina caritatevole, ma efficiente come un’azienda.

Volontari al lavoro nel magazzino di Moncalieri dopo una Colletta Alimentare

Ieri, da remoto, abbiamo tenuto la riunione del Direttivo per discutere e approvare il bilancio del 2019. Nella relazione che l’accompagna vi sono elencati gli straordinari risultati raggiunti l’anno scorso, che voglio condividere prima che sia pubblicato il bilancio sociale.

Nella foto, la Colletta Alimentare in un supermercato di Torino: il presidente del Banco Alimentare del Piemonte, Salvatore Collarino, con la sindaca di Torino, Chiara Appendino

DETTAGLIO RISULTATI 2019

 6.811 tonnellate di cibo totali distribuite di cui:
 1.514 tonnellate di alimenti forniti da AGEA
 2.538 tonnellate di alimenti da progetto Siticibo
 1.209 tonnellate di alimenti da donazioni della grande industria
 770 tonnellate di alimenti raccolte durante la Giornata della Colletta Alimentare
 124.252 piatti pronti recuperati dalla grande ristorazione collettiva.

A questi risultati, che valgono circa 20 milioni di € di aiuti alimentari per oltre 100 mila piemontesi, ora si aggiunge naturalmente l’attività messa in campo per rispondere all’emergenza Covid19, grazie al sostegno delle Fondazioni (Crt, Sanpaolo, ecc), della Regione Piemonte, del Comune di Torino ecc.
Eccole:

1. attivazione di una rete di trasporti terzi specifica per garantire il rifornimento di prodotti alle strutture caritative impossibilitate ad effettuare autonomamente il ritiro presso la sede di Moncalieri e i nostri 4 magazzini regionali;
2. potenziamento delle collaborazioni territoriali per la gestione dell’emergenza;
3. potenziamento dell’operatività di magazzino attraverso l’aumento dell’orario di servizio e degli addetti.

L’emergenza sanitaria per il Coronavirus sta diventando sempre più emergenza sociale ed alimentare. Mi conforta sapere che la rete del Banco Alimentare in Italia e in Piemonte è attiva.

Un’immagine della festa al Banco Alimentare per il trentennale, giugno 2020, con la Disco Soup

E sono onorato e orgoglioso di poter dare una mano, ringraziando tutti i volontari, compresa la Condotta Slow Food di Torino con il fiduciario Oliviero Alotto per aver dato il suo contributo. E grazie a Marco Fedele e ai suoi amici dj, oltre agli studenti dell’Unisg di Pollenzo, guidati da Ottavia Pieretto (che si è appena laureata in remoto, congrats) per la festa del trentennale, celebrata anche con la Disco Soup e l’aiuto di tanti chef, come Fabrizio Tesse, Marco Miglioli, Alessandro Mecca, Mauro Virdis, Luca Taretto, Silvia Ling, e molti altri (mi scuseranno quanti non ho ricordato).


Aiutate il Banco Alimentare anche voi

https://www.bancoalimentare.it/it/torino

Il 20 aprile 1964 fu il “N-Day”

Il 20 aprile, «N-day»

Pubblico due paragrafi del mio libro “Nutella un mito italiano” pubblicato nel 2004 da Rizzoli per i 50 anni della crema da spalmare più famosa del mondo . Un resoconto dell’Italia negli Anni Sessanta.

E’ nata il 20 aprile 1964 in una mattina fredda e piovosa nell’ultimo giorno dell’Ariete. Un segno zodiacale che, secondo gli astrologi, ha caratteristiche tutte positive: ardore, spirito d’iniziativa, fierezza, audacia, fiducia in se stessi. Ma nello stesso tempo è molto sensibile. E leale. Siamo tutti figli di Nutella, confessiamo, stregati da una dolcezza infinita. Di un mito si può scrivere, difficile spiegarlo. Sono molti gli elementi che hanno contribuito al successo: la ricetta, il marchio – primo esempio di naming (la tecnica per battezzare un prodotto) dal respiro internazionale – perfino il packaging. Grazie anche ad un barattolo originale e sinuoso, il prodotto è vissuto come contenitore di significati positivi e di valenze emozionali.

Sulle pagine di pubblicità dei settimanali dell’epoca la Nutella era presentata, in due confezioni da 110 e 160 lire, come una «delizia da spalmare sul pane». Nell’immagine stampata dai rotocalchi spiccava una fetta di uno sfilatino casereccio, appoggiata su un bicchiere in vetro riempito di crema. Un messaggio rivolto alle mamme, con due obiettivi: far loro dimenticare il «peccato» di gola commesso con l’acquisto, grazie al bicchiere in omaggio da riutilizzare in tavola, e tranquillizzarle sul piano nutrizionale. Con il rito della spalmata – che impediva ai ragazzi di mangiare la cioccolata e buttare il pane – i loro figli si sarebbero nutriti con «le sostanze più sane che ci regala la natura» attraverso una merenda «golosa per ogni età».

Ma come si arrivò al battesimo della Nutella? Fu Michele Ferrero a inventare e a dare le ali ad un prodotto che fin dal 1951 si vendeva in tutta Italia, la Supercrema: una conserva vegetale a base di nocciole che già era la primaa evoluzione del prodotto creato dal padre Pietro. Era un «dolce dei poveri» a basso prezzo al sapor di cioccolato, il «Giandujot», confezionato in pani da tagliare con il coltello: a base di surrogato, d’estate si scioglieva e d’inverno diventava una mattonella rigida, eppure diede la felicità a tanti scugnizzi del Meridione, facendo loro apprezzare il gusto dolce. Fu la Nutella a fare la fortuna di quella famiglia di pasticcieri. Verso la metà degli Anni Sessanta, la Ferrero era già un’industria di primo piano, il più importante gruppo dolciario italiano, con stabilimenti bene avviati in Germania e Francia. Dalla sede centrale di Pino Torinese, sulla collina della capitale subalpina, partivano le direttive per una delle prime multinazionali italiane. Fin da allora la visione era europea, quando i Trattati di Roma erano appena stati siglati e l’integrazione del Mercato Comune doveva ancora partire.

La copertina del libro pubblicato nel 2004
La copertina del libro pubblicato da Rizzoli nel 2004

[…]

La Nutella nacque di lunedì, in un uggioso giorno di una primavera che non voleva ancora sbocciare sull’Italia. Nella fabbrica di Alba il reparto per il confezionamento del prodotto nei bicchieri – che arrivavano dalla vetreria De Val Bor di Altare (poi divenuta Covetro), in provincia di Savona – , era più piccolo e con macchine meno veloci di ora. Molte lavorazioni si facevano a mano, salvo le grandi «mammelle meccaniche» che dispensavano il liquido bruno per riempire i contenitori. Più che di pioggia, il 20 aprile 1964 fu un giorno di pesante maltempo: il termometro non superò mai i 12 gradi, nel Nord Italia. Davanti a Marina di Pisa precipitò in mare un «vagone volante» della quarantaseiesima brigata con sei uomini a bordo, mentre sui monti di Sondrio sette uomini furono travolti  in un pulmino da una valanga staccatasi dalla Val Malenco.

Roma tributò calorose accoglienze alla regina Ingrid di Danimarca, ospite del presidente della Repubblica Antonio Segni. Il benessere solleticava gli appetiti di chi non aveva alcuna voglia di entrare nelle fabbriche del Nord, che continuavano ad assumere e ad attrarre manodopera dal Meridione. Era più facile entrare con le pistole in pugno in una gioielleria o in una banca. Così quella mattina a Collegno, nella periferia di Torino, una «gang»  della malavita locale si esibì in una clamorosa «spaccata»: infrante le vetrine di un elegante negozio con un grosso tubo di ferro, portarono via sei milioni di lire in gioielli, circa 50 mila euro di oggi. Ma il conto tra guardie e ladri pareggiò con una brillante operazione condotta dalle forze dell’ordine: tra Sanremo e Torino fu arrestato uno dei componenti di una banda che pochi giorni prima aveva terrorizzato Milano con una rapina in via Montenapoleone. La Milano del 1964 come la Chicago del 1929, scrissero i giornali: per rompere le vetrine, sette gangster in pieno giorno avevano usato i mitra e poi su quattro potenti auto si erano dileguati con un bottino di cento milioni, pari a 800 mila euro.

Soldi soldi soldi. L’Italia voleva arricchirsi. Non importava come. Non tutti erano stati miracolati dall’Italia del boom. Quel lunedì a Torino si visse uno dei tanti drammi della povertà: il piccolo Vittorio, neonato di undici mesi, moriva di stenti nella culla mentre la famiglia. perseguitata dalla sventura (come scrissero i cronisti dell’epoca). era sfrattata per morosità dal suo piccolo appartamento.

Le case degli italiani più ricchi stavano per essere inondate dagli elettrodomestici. In realtà non erano ancora a prezzi popolari: sarebbero scesi più avanti. Una lavatrice Algor, per cinque chilogrammi di biancheria asciutta, costava la bellezza di 195 mila lire (oltre 1500 euro di oggi), il doppio dello stipendio medio di un operaio. Lavorando un mese in fabbrica era possibile comprare un grande frigorifero da 200 litri a 89 mila lire (700 euro). Mentre soltanto il 23 per cento delle famiglie aveva una lavatrice, la metà aveva già lui, il televisore, rigorosamente in bianco e nero.

Ci si poteva sintonizzare su due soli canali tv: quelli della Rai, televisione di Stato. Il 20 aprile 1964, come sempre, il primo ad accendersi fu il Secondo. Alle ore 13, da Milano veniva diffusa la «Rassegna quotidiana di notizie e curiosità». Poi bisognava aspettare le 17,30 per l’avvio delle trasmissioni sul Programma Nazionale (così si chiama Rai Uno, era l’unico visto in tutta Italia perché i ripetitori per il Secondo Programma non erano ancora completamente diffusi lungo la penisola). Partiva  con il segnale orario, seguito dalla «Tv dei ragazzi», quella delle prime merende a pane e Nutella: le gesta di Ivanohe, cavaliere della Tavola Rotonda, le avventure del cane-soldato Rin Tin Tin, i primi cartoni animati. Agli esordi la tv era buonista e pedagogica: tra i suoi compiti c’era anche quello di insegnare l’italiano a chi ancora parlava soltanto dialetto. Divenne famosa la figura del maestro Alberto Manzi, che con lavagna e gessetti, scenette e documentari, alle 18,30 di tutti i giorni incrementava il vocabolario dei telespettatori: «Non è mai troppo tardi» (per imparare, era sottinteso) andò in onda fino al 1968, per otto anni.

Alle 19,15 fu trasmesso il programma «Carnet di musica», dedicato a Bobby Solo, autentica rivelazione del Festival di Sanremo vinto dall’adolescente Gigliola Cinquetti. Ciuffo alla brillantina e sguardo segnato da un rigo di rimmel, Bobby Solo aveva accusato una laringite ed era riuscito a presentare la sua «Una lacrima sul viso» cantando in playback sul palco dell’Ariston. Anche per questa ragione ottenne soltanto il secondo posto nella rassegna canora, pur balzando subito in testa alla hit parade.

Dopo il telegiornale – condotto da annunciatori dal volto rassicurante, come l’indimenticabile Marco Raviart – c’era il  famoso «Carosello», la trasmissione di massimo ascolto: un contenitore di sketch pubblicitari ciascuno di tre minuti, in cui i primi due erano dedicati ad una storiella senza alcun legame con il prodotto reclamizzato, seguiti da un «codino» simile ai nostri attuali spot. Aveva un ascolto nel 1963-64 di otto milioni e 200 mila spettatori, e andò in onda per vent’anni, dal 1957 al 1976, tutte le sere alle 20,50. Come ha scritto Enzo Biagi, quelle scenette edulcorate sono state la nostra educazione sentimentale, lo specchio deformato di una realtà fittizia e ottimista.

E’ ancora dolce il ricordo dei tanti personaggi inventati dai pubblicitari. Ernesto Calindri fu identificato con il Cynar. Virna Lisi divenne famosa per un dentifricio, poiché «con quella bocca può dire ciò che vuole». Armando Testa nel 1965 inventò per Lavazza le avventure di Caballero e Carmencita: quel «Bambina, sei già mia, chiudi il gas e vieni via»  rimase impresso quanto il recente «più lo mandi giù e più ti tira su». Nutella si inserì in quell’epopea di personaggi prima con una serie di scenette dedicate alle «Grandi feste» nel mondo e poi con i cartoni animati intitolati «Le Memorie di un diplomatico» realizzati da Nino e Toni Pagot, nel 1966.

Era un universo mediatico molto differente da quello attuale: i primi «Caroselli» dedicati alla crema al cioccolato rispondevano ad una logica famigliare e perbenista, senza spigoli e contrasti, tanto simile ad una semplice fetta di pane spalmata. Le «Grandi feste» presentavano in modo documentaristico usi e costumi europei: la festa di Sant’Eligio in Francia, l’arrivo della nuova birra in Austria, il lancio del palo da parte di muscolosi scozzesi in kilt. L’aggancio con il prodotto era un po’ forzato, ma lineare: «In tutti i paesi è festa ogni anno. Ma in tutte le famiglie è festa tutti i giorni, con Nutella. Per la merenda all’aperto, per tutti gli spuntini, per una colazione diversa, una delizia da spalmare sul pane». Si chiudevano i 45 secondi di comunicato con un improbabile bambino che recitava, impacciato: «Brava mamma, che hai scelto Nutella». E la voce fuori campo, mentre il fermo immagine andava su una cartina del Vecchio Continente, scandiva: «Nutella è una specialità Ferrero, la marca apprezzata in tutta Europa».

Le regole di «Carosello», dettate nel 1963, erano rigide:  il nome del prodotto reclamizzato non poteva essere pronunciato più di sei volte. Durante il cortometraggio iniziale non si poteva fare alcun riferimento alla ditta che pagava gli spazi. Inoltre, era vietato interrompere dialogo e azione con la pubblicità, che andava inserita soltanto nel «codino» dello sketch. Nonostante quelle restrizioni, i pubblicitari italiani riuscirono a creare personaggi indimenticabili e situazioni coinvolgenti. Il teatrino napoletano con la sigla di Luciano Emmer fu un po’ l’emblema della ricchezza di un paese che stava scoprendo il consumismo.

La sera del 20 aprile, dopo Carosello andò in onda il newsmagazine che ha segnato un epoca, il «Tv7» diretto da Giorgio Vecchietti. Uno dei servizi era dedicato al terzo Oscar assegnato a Federico Fellini per il suo 8 e 1/2. Sul secondo programma, il mitico film del lunedì, l’unico che andava in onda in tutta la settimana: quella sera erano di scena William Powell e Myrna Loy nel Canto dell’uomo ombra, l’ultimo della fortunata serie di sei film hollywoodiani dedicati alla storia inventata da Hammet.

La notizia che portò il 20 aprile 1964 sui libri di storia fu l’annuncio contemporaneo da New York e da Mosca della riduzione dei piani atomici delle due superpotenze. Dopo gli anni della Guerra Fredda, che pure continueranno fino al crollo del Muro di Berlino – nel 1989 – la decisione del presidente americano Lyndon Johnson e del premier sovietico Nikita Kruscev fu salutata dai giornali come «la strada della pace» e come «un importante passo verso la distensione e il disarmo». Per la prima volta nella storia dei rapporti tra Est e Ovest veniva siglato un accordo di tale importanza senza estenuanti trattative bilaterali. Gli Stati Uniti annunciarono che avrebbero ridotto la produzione di uranio del quaranta per cento entro quattro anni, e quella del plutonio del venti per cento, mentre l’Unione Sovietica avrebbe interrotto la costruzione di due grandi reattori atomici e ridotto la produzione dell’uranio 235. Una mossa che portò fortuna soltanto al presidente texano, arrivato alla Casa Bianca da vice di Kennedy, dopo l’attentato del 22 novembre 1963. Fu messo in copertina da «Times» come uomo dell’anno 1964, e a novembre vinse le presidenziali battendo il repubblicano Goldwater. Quanto a Kruscev, dopo  aver battuto gli americani mandando un russo per primo nello spazio e aver promosso un decennio di riforme che rinnovarono l’Urss, il 18 ottobre 1964 fu deposto dal Comitato centrale: si era spinto troppo avanti.

Per appronfondire, il sito dedicato all’ultimo libro del 2014, “Mondo Nutella” https://www.claragigipadovani.com/mondo-nutellahttps://www.claragigipadovani.com/mondo-nutella

Pasqua #iorestoincasa con i nostri auguri

Questa del 2020 sarà una Pasqua davvero inaspettata: niente lunghe tavolate per festeggiare insieme con parenti e amici, niente viaggi, niente gite fuori porta per il pic-nic di Pasquetta. E le uova di cioccolato? E le colombe? Nei supermercati si trovano, ma in gran parte sono quelle industriali. E chi ha sempre preferito quelle dei cioccolatieri e pasticceri artigianali? I loro laboratori soffrono, lavorano a ritmo ridotto, magari un giorno o due alla settimana. Molti avevano già portato a termine metà o più della produzione pasquale, che rappresenta sempre una bella fetta del fatturato. Funziona ancora la vendita online, ma in genere – dicono – non arriva al 10 per cento del totale. In queste ore possiamo ancora fare degli ordini dai nostri fornitori abituali, ma certo alla fine del lockdown sarà dura per tutti e noi italiani, da buongustai, dovremo tornare a comprare con ancora più convinzione i buoni prodotti artigianali.

Vogliamo essere vicini a tutti i nostri amici e partecipare alle feste pasquali con lo spirito del doveroso slogan #iorestoacasa, ma con la speranza che la rinascita della “fase 2” si avvicini, attraverso tre contributi:

1) un brano tratto dal nostro libro “Cioccolato Sommelier” (White Star) dedicato alla storia delle uova pasquali;

2) la ricetta di una torta al cioccolato dalla storia insolita, che ricorda tempi lontani e che Clara vi consiglia di preparare per una Pasquetta casalinga;

3) la ricetta della pastiera napoletana che ci ha regalato la nostra amica Saba D’Avanzo, di Avella (Av) – che abbiamo conosciuto scrivendo il libro “Enciclopedia della nocciola” (Mondadori Electa) – , con la storia raccontata da Clara (in podcast) per la trasmissione “Segreti in tavola” condotta da Francesca Romana Barberini su Rds Soft.

  1. La storia delle uova di Pasqua

Pare che l’idea della sorpresa dentro un uovo in platino e brillanti sia venuta nel 1883 allo Zar Alessandro III di Russia, che lo commissionò al maestro orafo Peter Carlo Fabergé per la moglie Marija Fëdorovna, principessa di Danimarca. Oggi le uova pasquali di cioccolato sono uno dei grandi business degli artigiani cioccolatieri, mentre la Ferrero si è concentrata sugli ovetti per bambini venduti tutto l’anno, con all’interno un piccolo giocattolo: l’invenzione dei Kinder Sorpresa, creati dal manager William Salice, risale al 1974.

In Inghilterra e in Germania sono preferiti coniglietti e orsetti. Il Gold Bunny della Lindt, nato nel 1952, è un’icona svizzera nel mondo. In Francia e in Belgio continuano la tradizione pasquale delle cloches du chocolat. Non è facile stabilire quando siano nate le uova pasquali di cioccolato: Francia, Regno Unito e Italia si contendono la paternità.

Un artigiano lattoniere francese incominciò nel 1832 a vendere stampi per cioccolatieri in Parigi e in breve tempo per Pasqua le vetrine si riempirono di uova e campane, come raccontano gli storici del cioccolato (francesi) Katherine Khodorowsky e Hervé Robert. L’azienda inglese Cadbury (ora gruppo Mondelēz) sostiene di averle prodotte su scala industriale nel 1875, mentre in Italia si cita una certa vedova Giambone, torinese, che avrebbe per prima realizzato i due gusci in cioccolato unendoli poi a formare l’uovo. Oggi le uova di cioccolato sono sempre più decorate con motivi realizzati a mano da abili maestri – in Italia il capostipite fu il siciliano Guido Bellissima, attivo a Torino fino agli anni 80 del Novecento – o con ardite interpretazioni di moderno design.

Da “Cioccolato Sommelier” [White Star]

2) Pasquetta con la mia Bilbolbul

Ormai lo sapete. Ho sempre la curiosità di scoprire nuove ricette e più sono lontane nel tempo, più mi cimento a cucinarle. Come questa torta al cioccolato, facile e golosa, ormai del tutto dimenticata. Fu pubblicata da Ada Boni nel suo ricettario Il Talismano della felicità: correva l’anno 1929 e quel libro, regalo destinato alle giovani spose, divenne una sorta di Bibbia della cucina italiana per gli anni del periodo fascista e anche più avanti. Il dolce è molto semplice, senza burro né uova, e la gastronoma romana la battezzò Torta Bilbolbul. Lo spunto le venne dal primo “fumetto” italiano della storia, che fu pubblicato dal 1909 sul Corriere dei Piccoli diventando molto popolare. Non c’erano ancora i fumetti, ma delle discalie. Però le immagini erano con le strisce come si conoscono oggi, disegnate dal grande illustratore torinese Attilio Mussino (1878-1954). Si era ancora in piena epoca coloniale, e un piccolo bambino nero poteva essere chiamato Bingo-Bango-Bongo o Bilbolbul, senza che ci si ponesse tanti problemi di correttezza politica. In quegli anni sono nati altri dolci ispirati alle conquiste italiane in Africa: Assabesi, Tripolina, Africanetti ecc.

Dal “Corriere dei Piccoli” dei primi del Novecento

Clara Vada Padovani

Potete farla diventare vegana, in questa mia versione, utilizzando latte di mandorle al posto di quello vaccino. E attenzione a usare uno stampo di giuste dimensioni.

Ingredienti per 4-6 persone

  • 120 g di farina per torte (farina di grano tenero tipo 00 con 30% di amido di mais)
  • 125 g di zucchero
  • 50 g di cacao amaro in polvere
  • 140/150 ml di latte intero
  • ½ bustina di lievito per torte
  • 1 arancia
  • ½ cucchiaino di cannella
  • 1 cucchiaio di Rhum o altro liquore (facoltativo)
  • 1 noce di burro
  • pangrattato q.b.
  • 100 ml di panna montata

Raccogliete in un’ampia ciotola la farina setacciata con il lievito, il cacao setacciato, lo zucchero, la cannella e la buccia di arancia grattugiata: mescolate bene e poi stemperate il tutto, poco per volta con il latte (aggiungendo eventualmente il liquore). Amalgamate con un cucchiaio di legno fino a ottenere un composto liscio come una densa crema. Versatelo in una tortiera di 18 cm di diametro, ben imburrata e spolverizzata di farina o pan grattato; cuocete in forno ben caldo a 180° C per 30 minuti (fate sempre la prova con lo stecchino, che infilato al centro, dovrà uscire asciutto).

La mia Biblbolbul

Preparazione

Sfornate subito e lasciate intiepidire. Adagiate la torta su un piatto di portata e spolverate la superficie con zucchero a velo o decorate con ciuffi di panna montata.

P.s. per i più golosi: tagliate orizzontalmente la torta a metà e farcitela con un abbondante strato di panna montata. Consoliamoci, del resto è Pasquetta.

Versione golosa con la panna

3) La pastiera napoletana

La mia amica Saba D’Avanzo, di Avella (Av), mi ha mandato la ricetta della sua strepitosa pastiera, della tradizione pasquale campana e napoletana. Ne ho raccontato la suggestiva leggenda alla trasmissione “Segreti in tavola” su Rds Soft

https://www.dimensionesuonosoft.it/news/la-pastiera-napoletana-con-clara-vada-padovani/?fbclid=IwAR3slmmETCqiPZ1Q6kploEAjA2McFHZ511Oe5LqsAM6rmlQw5B-91-3CHQM

Ingredienti

  • Per la pasta frolla (detta “pittolo” in napoletano)
  • 500 g di farina
  • 200 g di zucchero
  • 100 g di strutto o burro
  • 3 uova
  • Per il ripieno
  • 500 g di grano cotto
  • 500 g di ricotta (meglio di bufala)
  • 400 g di zucchero
  • 7 uova
  • 100 ml di latte
  • 30 g di strutto o burro
  • 1 limone
  • 1 cucchiaio di acqua di fior d’arancio
  • 50 g di cedro candito
  • 50 g di zucca candita
  • 50 g di arancia candita

Preparazione

Preparate la pasta frolla: mescolate tutti gli ingredienti e quando saranno ben amalgamati formate una palla e lasciatela riposare.

Preparate il ripieno: in una casseruola versate il grano cotto, il latte, lo strutto e la scorza grattugiata del limone. Fate cuocere per 10 minuti mescolando in continuazione, fino a ottenere un composto cremoso. Spegnete e lasciate raffreddare. A parte, in un’ampia terrina, sbattete la ricotta con lo zucchero, quindi aggiungete poco per volta le uova, l’acqua di fior d’arancio e lavorate il composto. Incorporate la frutta candita ridotta a cubetti e infine amalgamate il tutto con il grano.

Prendete la pasta frolla, con il matterello stendetela allo spessore di circa mezzo centimetro (deve essere molto sottile) e rivestitene una teglia, precedentemente imburrata. Ritagliate la parte eccedente, ristendetela e ricavatene delle strisce. Versate il ripieno, livellatelo e decorate con le strisce formando una grata. 

Informate a 180 ° C per 90 minuti, finché la pastiera non prenderà un colore ambrato.

Saba ha il suo segreto: la pastiera deve riposare e si deve gustare almeno il giorno successivo alla preparazione.

La cucina ai tempi del coronavirus

Scrivo questo post da un mondo che non esiste più come prima. Prendo a prestito il famoso incipit di un articolo del 1963 di Giampaolo Pansa, inviato de “La Stampa” sul disastro del Vajont, per cercare di mettere insieme dei pensieri su come si può scrivere di cucina ai tempi del Covid19, perfido virus che ha minato tutto: le nostre libertà, le nostre sicurezze, le nostre care abitudini. Con Clara, siamo dei “food teller”, come ci definiscono in tv e in radio, e in questi giorni tragici ci siamo chiesti se  continuare a postare ricette, partecipare attivamente a eventi virtuali come aperitivi, sfide culinarie, cantatine dai balconi.

Dobbiamo fermare le nostre menti e le nostre capacità, oltre ai nostri cuori oppressi dall’ansia e dal dolore per l’amato Bel Paese, il Buon Paese? È una domanda retorica, in parte, ma reale. Ci siamo dati una risposta: no, non ci fermiamo. In questi giorni drammatici abbiamo deciso di rilanciare la nostra iniziativa del #tiramisuday per il 21 marzo 2020. Abbiamo aderito ovviamente all’indicazione #iorestoincasa ma con un’appendice: #iorestoincasacondolcezza. E in molti da tutto il mondo ci hanno seguito, quel giorno: sui social (Twitter, Facebook, Instagram), sui siti del giornali, in radio.

Qualche collega giornalista ha scritto un appello alla serietà, criticando i piccoli riti collettivi che gli  italiani si sono inventati per condividere insieme un po’ di ottimismo: #iobevoitaliano, il coro con “Azzurro” dai balconi, le #Foodinvasions varie. Non ci pare giusto condannare queste piccole concessioni al superfluo, non possiamo limitarci ad aspettare con angoscia le cifre che la Protezione Civile sciorina ogni giorno. Siamo un Paese chiuso, in quarantena, però le passioni resistono, devono ancora germogliare per un futuro che sarà pur lontano, ma ci sarà.

Il settore della ristorazione sta soffrendo molto, uscirà a pezzi da questa pandemia, forse molti locali dovranno chiudere. Alcuni chef, sia quelli noti sia quelli meno famosi, si sono rimboccati le maniche per cucinare in modalità solidale per mense, ospedali, forze dell’ordine. Altri hanno aperto le loro case a lezioni di cucina. Si sta di più in cucina, e facendo la spesa una volta la settimana tutti stanno di più ai fornelli. Il governo dovrà pensare a sostenere questo settore, che è uno dei più importanti attrattori turistici dell’Italia, anche se ci si chiede tutti quando si potrà tornare a viaggiare per le vacanze.

La cucina ai tempi del coronavirus è tutto questo. Ed è fatta anche di qualche ricetta da condividere. Certo, adesso è il momento del dolore, del ricordo per i tanti morti in questa guerra, del ringraziamento per medici, infermieri, cassiere/i di supermercato, autisti, volontari, forze dell’ordine. Ma si mangia pur tre volte al giorno. Mangiamo sano, locale, meglio. Da parte nostra – le ricette sono di Clara – vogliamo modestamente condividere tre idee da portare in tavola.

L’aperimisù per il #tiramisuday

Il nostro aperitivo per il #tiramisuday, servito a sinistra con Vermouth di Torino Cocchi e a destra con il Crodino

Ecco due stuzzichi sfiziosi, mini-tiramisù salati per l’aperitivo, molto semplici da preparare. A sinistra il pancarrè è bagnato con il Vermouth di Torino ed è farcito con una crema di ricotta, tonno, capperi, granella  fine di nocciole. A destra il tramezzino è bagnato nel Crodino e farcito con una crema di mascarpone, tonno, filetti di acciughe. Il topping è con granella di nocciole e una nocciola tostata o un’oliva nera per guarnire. Cin cin.

Pera, formaggio e nocciole

           

La torta salata al formaggio, pere e nocciole

Una gustosa torta salata di Clara per #FoodInvasions

Ingredienti

120 g di farina 00

2 uova

1 pera Abate (grande)

40 g di Parmigiano Reggiano grattugiato

100 g di Blu del Moncenisio (o gorgonzola)

30 g di nocciole tostate sminuzzate

60 ml di olio di semi di mais

1 cucchiaio di olio di nocciola

80 ml di latte intero

½ bustina di lievito

1 pizzico di sale

Preparazione

In un’ampia terrina sbattete le uova con la frusta a mano, aggiungete l’olio di nocciole, quello di semi e il latte. Incorporate poco per volta la farina e il lievito, lasciandoli cadere da un setaccio. Salate e amalgamate. Aggiungete il Parmigiano Reggiano e poi incorporate il Blu del Moncensio e la pera tagliati a dadini; infine, il trito di nocciole. Mescolate di nuovo accuratamente fino a ottenere un composto omogeneo. Versatelo in uno stampo (meglio in silicone) precedentemente imburrato e infarinato. Infornate a 180 ° C per 30/40 minuti. Controllate la perfetta cottura con uno stecchino o un coltello. Lasciate intiepidire e servite dopo averla sformata.

Torta Isabella al cacao e nocciole

Un dolce con i nostri ingredienti preferiti, ai quali abbiamo dedicato i nostri ultimi libri. Clara l’ha dedicata alla nostra nipotina Isabella, di tre anni e mezzo, che vive a Barcellona: porta il nome della regina spagnola che sostenne le esplorazioni di chi scoprì le terre del cacao.

La torta cioccolato e nocciole

Ingredienti per 6 persone

140 g di farina 00

2 uova

100 g di zucchero

30 ml di olio di nocciola

40 ml di olio di semi di mais

50 g di nocciole tostate tritate finemente

50 ml di latte intero

½ bustina di lievito per dolci

2 cucchiai di crema spalmabile gianduia

1 cucchiaio di cacao amaro in polvere

10 ml di rhum

Preparazione

In un’ampia ciotola montate con le fruste elettriche le uova e con lo zucchero: quando il composto raddoppia di volume e diviene spumoso, aggiungete a poco a poco la farina setacciata e gli olii. Incorporate il lievito setacciato, il trito di nocciole, il latte, la crema gianduia e il cacao in polvere. Infine profumate con il rhum (potete non metterlo se la torta è destinata ai bambini). Versate l’impasto in uno stampo imburrato e infarinato (o meglio in uno stampo di silicone) e cuocete in forno a 180° C per 25 minuti. Sfornate, lasciate intiepidire e sformate su un piatto da portate. Decorate con crema gianduia a specchio (stemperata con un po’ di latte) e nocciole intere tostate.

Celebriamo da casa il #tiramisuday il 21 marzo 2020

È il dolce italiano più famoso del mondo. Come sostiene il Maestro dei maestri pasticceri Iginio Massari, “appartiene a tutte le mamme, è il dolce dell’amore, della famiglia italiana”. Ormai è un patrimonio dell’umanità, al quale abbiamo voluto promuovere – a partire dal 2017 – un “food day” che ha suscitato un’entusiastica accoglienza.

Perché dedicare un giorno di festa soltanto al latte, al caffè, alla pasta? Dopo il successo del loro libro Tiramisù.  Storia, curiosità, interpretazioni del dolce italiano più amato (Giunti 2016) che ha svelato la vera storia del dolce, abbiamo deciso di celebrare il dessert il 21 marzo di ogni anno, nel primo giorno di primavera. Il tiramisù ha gastronomicamente unificato l’Italia da Nord a Sud, e dopo aver superato i confini nazionali ha percorso anche le vie del cielo nel menu degli astronauti. “Abbiamo tutti bisogno di tirarci su” dopo i grigiori dell’inverno, fu lo slogan della prima edizione, svoltasi con due eventi “storici” ripresi da tutta la stampa a Trieste e a New York City, negli store di Eataly che sostennero l’iniziativa.

Nel 2018 è stato celebrato a Fico di Bologna, il grande parco alimentare, con i sindaci di Tolmezzo e di Treviso per una amichevole sfida, vinta dalla città veneta. Nel 2019 si è replicato la festa a Fico, con  i  ‘pistoccus’ dalla Sardegna e i savoiardi piemontesi, per un’altra tenzone giocato da due istituti alberghieri: sul podio andarono i tipici biscotti sardi.

Per il 2020 non è ovviamente possibile allestire alcun evento pubblico, a causa della drammatica situazione creata dal Covid19: ci si attiene all’indicazione #iorestoacasa per contenere la diffusione del virus.

Però preparare questo dolce nelle nostre cucine ci può far sentire più vicini, regalandoci un n momento di dolcezza: sui social si moltiplicano gli aperitivi virtuali, le ricette da condividere, i racconti da ascoltare. Durante questo surreale sabato 21 marzo 2020, il #tiramisuday può essere l’occasione per condividere questo orgoglio gastronomico nazionale.

Potete aderire in tanti modi, anche donando al contest e alla raccolta fondi lanciata dagli amici della Tiramisù World Cup di Treviso, che quest’anno partecipano al #tiramisuday (vedi il sito https://tiramisuworldcup.com/ ), oppure mandando la foto della vostra creazione speciale (magari anche la ricetta) alla e-mail info@claragigipadovani.com (per pubblicarla su questo sito) oppure postandola sulla pagina ufficiale di Facebook  https://www.facebook.com/tiramisuday321/

In questi giorni di dura prova per sconfiggere la pandemia del coronavirus, il nostro Paese ha dimostrato carattere, determinazione, capacità di resistenza e anche originale creatività con le canzoni e gli applausi dalle finestre, le maratone culturali e culinarie sul web, le gare di solidarietà. Il tiramisù è uno degli “italianismi gastronomici” presente in 23 lingue e ha conquistato i palati golosi di tutto il mondo. Perciò sabato 21 marzo 2020 sediamoci virtualmente intorno alla stessa tavola, sulla quale risplende questo simbolo della grande cucina italiana. Può essere un modo per dimostrare che non molleremo, ma sapremo tirarci su.

Perché un’ “Enciclopedia” della nocciola: lo spiegano gli altri

Il libro “Enciclopedia della nocciola”, che abbiamo scritto con Irma Brizzi ed è stato pubblicato da Mondadori Electa, è in libreria dal 26 novembre. In questo mese e mezzo sono usciti oltre trenta articoli su quotidiani, riviste, siti web, oltre a servizi su tv e radio (Tg2 Italia, Tg2 Eat Parade, Rete7, RDS ecc). In questa antologia di articoli (non completa, la trovate nel sito a questo indirizzo https://enciclopediadellanocciola.com/parlano-di-noi ) abbiamo raccolto alcuni brani scritti dai giornalisti che hanno letto il libro. Li ringraziamo tutti. E da loro capirete perché la Editor in chief della Mondadori Electa, una volta visto il nostro testo, abbiamo deciso di titolarlo così.

Piera Genta, “Italia a Tavola”, 8 gennaio 2020

Ha il valore di una enciclopedia, tanti sono gli spunti che spaziano in tutte le discipline; oltre un anno di lavoro tra ricerche ed interviste realizzate da Clara e Gigi Padovani con la collaborazione di Irma Birzi, massima esperta di nocciola ed esponente dell’Associazione Nazionale Città della Nocciola. (…) 11 sono i capitoli in cui dopo la parte storica troviamo una dettagliata parentesi scientifica con l’analisi delle cultivar più importanti e il dizionario botanico e quello goloso con una descrizione approfondita di specialità dal tradizionale Giaduiotto alla Vicciola, una rarità gastronomica. (…) Irma Brizi conduce il lettore all’arte dell’assaggio con tanto di vocabolario per crearsi il proprio sensoriale secondo le line guida dell’Associazione Città della Nocciola che ha curato anche la descrizione dei territori corilicoli da visitare in Italia sparsi in oltre 200 comuni dal Piemonte alla Sicilia. A conclusione, con una ricca bibliografia, anche un approfondimento sulla Catalogna, dove l’Avellana de Reus la prima dop europea.

Alfonso Sarno,Il Mattino” di Napoli del 22 dicembre

Quando, due milioni di anni fa, comparve sulla terra l’homo habilis – una specie di ominide decisamente inquietante – pelosissimo e scimmiesco, alto poco più di un metro e mezzo per una quarantina di chili – la nocciola c’era già e di sicuro avrà consentito al nostro poco attraente antenato di sfamarsi e, grazie al gradevole gusto, piace pensare che abbia decisamente contribuito alla sua educazione alimentare. Insomma, vanta una esistenza millenaria ed affascinante e merita di essere indiscussa protagonista, “domina” del bel libro dall’efficace titolo “Enciclopedia della nocciola. Il frutto della felicità. Storia, curiosità, territori e ricette” scritto da Clara e Gigi Padovani con Irma Brizi, appena editato dalla Mondadori.  Oltre 200 pagine ricche di fotografie, con un’ampia, aggiornata bibliografia in cu i due affabulanti cantastorie della storia nostrana del cibo, definiti “la coppia fondente del food writing italiano” ed autori di oltre venti pubblicazioni vendutissime e tradotte, finora, in sei lingue, raccontano a tutto campo la storia del piccolo frutto. Giocata tra mito e letteratura colta e popolare; cultivar, denominazioni e luoghi di produzione; l’uso in campi non strettamente gastronomici come quelli della salute e della bellezza.

Emanuela Medi,  “Vino Sano”, dicembre 2019

La coltura del nocciolo si sta espandendo nel nostro paese che vede in prima fila la Turchia ( leader mondiale con il 73% dell’offerta totale), Georgia. Serbia, Australia sperando che i nostri politici mettano in campo una strategia nazionale a valorizzazione del prodotto. E poiché parliamo di valorizzazione ci fa piacere riportare una pagina di Gigi Padovani, instancabile “naso” gastronomico che con l’ideale compagna di vita e di lavoro Clara , assieme a Irma Brizzi hanno scritto L’enciclopedia della nocciola (Mondadori)presentato recentemente a Bologna presso la Fondazione Fico di Bologna.

Duccio Caccioni, “Agronotizie”, 12 dicembre 2019

Ma anche perché ho avuto l’onore di presentare al pubblico l’ultima fatica degli amici Gigi e Clara Padovani che, assieme a Irma Brizi, hanno scritto l'”Enciclopedia della Nocciola” (ed. Mondadori) – oltre che di coordinare assieme a Rosario D’Acunto, presidente della Associazione Città della nocciola, un bel convegno alla Fondazione Fico di Bologna dedicato appunto alla corilicultura. Un piccolo appunto tanto per capirci: la filiera della nocciola vale in Italia circa 3 miliardi di euro e all’associazione Città della nocciola aderiscono oltre 200 comuni italiani, dal Piemonte alla Sicilia. Una scoperta che devo a quell’infaticabile talent scout gastronomico di Gigi Padovani sono per esempio i “pasticceri a km 0”: quei produttori agricoli che in azienda aprono laboratori dove si fanno prodotti (vi assicuro) strabilianti. E qui mi viene un consiglio da dare a tutti (leader politici o meno). Un consiglio per mantenere la linea e per mangiare cose ghiotte che fanno bene. Comprate una crema al 50% di nocciola, fatta con nocciole di un’area vocata, magari a km 0. Mangiatene poca, anche perché la pagherete (ovviamente) molto di più. Comprare meno e comprare meglio – buy less, but buy better. Spieghiamolo a tutti.

Alessandro Franceschini, “Myfruit”, 11 dicembre 2019

«Fino a quando le nocciole rotoleranno fuori dal territorio, i contadini resteranno poveri, pertanto noi lavoriamo affinché vengano trasformate nel luogo di produzione». È questo uno dei messaggi che Rosario D’Acunto, presidente dell’Associazione Nazionale Città Della Nocciola, sottolinea dopo la due giorni che ha visto la nocciola italiana protagonista al FICO Eataly World di Bologna durante l’ottava edizione del Nocciola Day, svoltosi lo scorso 7 e 8 dicembre. Tra le criticità da affrontare, secondo D’Acunto «l’abbandono dei territori rurali e dei borghi. Ecco perché investire nella nocciola, prodotto sempre più richiesto da quella parte del mondo, l’est europeo e l’oriente, che si è ormai aperto ai grandi mercati». Tra i temi affrontati all’interno del grande parco agroalimentare, quelli legati alle emergenze che interessano la nocciola italiana e i suoi territori hanno avuto un ruolo di primo piano, come d’altronde era già successo lo scorso 24 novembre in Sicilia a Ucri, in provincia di Messina, durante la 15° Assise nazionale della Città della Nocciola. Tra i tanti eventi che si sono tenuti al FICO, anche una sorta di sfida delle creme spalmabili alla nocciola, prodotto sulle prime pagine dei giornali da giorni dopo le recenti dichiarazioni del segretario della Lega circa la provenienza delle nocciole per produrre la famosa Nutella. Sono state una ventina a confrontarsi, composte da diverse cultivar di nocciola provenienti da regioni vocate alla corilicoltura come Campania, Lazio, Sicilia, Piemonte e Liguria: a vincere quest’anno quella prodotta con la Nocciola Romana Dop dall’azienda Luca Del Piero. Premi anche liquore “Tondo” finissimo, un infuso ottenuto con la nocciola Tonda di Giffoni dall’azienda Rend. Tra le novità del Nocciola Day anche il primo profumo “Nocciola 1315” ideato Irma Brizzi. Infine, la manifestazione è stata l’occasione anche per presentare in anteprima l’Enciclopedia della Nocciola Italiana, edite da Mondadori, che vede come autori Clara Vada, Gigi Padovani e Irma Brizzi.

Corriere della Sera” di Torino, 11 dicembre 2019

Si chiama Enciclopedia della nocciola (Mondadori) e lo hanno scritto Clara e Gigi Padovani. Un compendio sul famoso frutto del Piemonte che ne illustra storia, curiosità e ricette. Interessante il capitolo dedicato alle aziende produttrici.

Roberto Fiori, “La Stampa” di Cuneo, 1 dicembre 2019

Tostata, macinata, sotto forma di torta o crema da spalmare; ma anche abbinata al pesce o al riso, alla carne, al formaggio o al tartufo bianco. Domani sera al Relais Villa d’Amelia di Benevello si potranno  scoprire «Tutti i gusti della nocciola» grazie all’estro e alla passione di 24 grandi cuochi italiani e stranieri impegnati a preparare un piatto a base di Nocciola Piemonte Igp delle Langhe. La kermesse inizierà alle 17 con la presentazione della nuova «Enciclopedia della Nocciola» di Clara e Gigi Padovani,  edita da Mondadori. «La nocciola – dicono gli autori – è un piccolo frutto dalla storia affascinante, conosciuto fin dagli antichi Romani come la “pianta della felicità”, magica e protagonista di fiabe, leggende, dipinti. Questo libro ne racconta per la prima volta la storia, le curiosità, i territori dove nasce, le specialità che se ne ricavano e gli artigiani o le industrie che le producono». Un affresco con tante ricette, da quelle di chef stellati e pasticceri – molti dei quali protagonisti domani a Villa d’Amelia -, a quelle della «cucina di casa», sia salate sia dolci. Durante la presentazione del libro, la degustatrice Irma Brizi condurrà un blind tasting per stabilire quale sia la nocciola migliore d’Italia: saremo partigiani, ma potremmo già anticipare la «tonda e gentile» vincitrice.

Eleonora CozzellaSapori di Repubblica – 7 dicembre 2019

Gianduiotti, crema gianduia, praline, gusto tra i più amati in gelateria, biscotti (come baci di dama, wafer, tozzetti), poi torrone, croccante e snack. Poi ancora farine per torte, pasta frolla e fragranti panini, un elegante profumatissimo olio e alcuni liquori tipici. Comune denominatore: la nocciola, piccolo frutto che in Italia si celebra l’8 dicembre con una giornata dedicata all’ingrediente fondamentale per le creme spalmabili, dalla Nutella alle molte specialità artigianali. (…) “Un prodotto insostituibile nella dieta mediterranea di altissimo profilo nutrizionale, garantito e controllato in ogni fase della filiera produttiva, dalla terra alla tavola, afferma Rosario D’Acunto, Presidente dell’Associazione Nazionale Città della Nocciola, e che rappresenta oggi anche un forte attrattore per il turismo rurale ed enogastronomico dei nostri territori”. (…) E tanto nella nostra storia e cultura è legato al mondo delle nocciole e alla cura dei noccioleti. Come spiegato in un libro fresco di stampa, perfetto per chi vuole sapere tutto ma proprio tutto su questo frutto. Da poco in libreria un’opera completa, che si chiama appunto “L’Enciclopedia della Nocciola – Il frutto della felicità” (Mondadori), con storia, curiosità, territori e ricette, realizzata da Clara e Gigi Padovani, veri esperti e già noti per i loro libri sul cioccolato e i numerosi titoli su gianduia e Nutella, con Irma Brizzi. Scopriamo così che attraverso i pollini fossili, per dire, gli archeologi hanno scoperto che i noccioli erano presenti già due milioni di anni fa. La troviamo raffigurata fin dall’antichità negli affreschi di Pompei (in un affresco della casa di Giulia Felice), e citata, tra gli altri, nelle opere di Virgilio, nelle novelle di Boccaccio, nelle liriche di Pascoli o nei dialoghi di Shakespeare, fino a Gabriele d’Annunzio e Cesare Pavese.

Jeanne Perego – “Trentino”, 8 dicembre 2019

Nel Paese delle polemiche, ora infuria anche quella sulla provenienza delle nocciole  utilizzate per la produzione della Nutella, dopo che in un comizio, giovedì, Salvini ha dichiarato che il suo amore con la crema spalmabile alle nocciole è finito dopo aver scoperto che la Ferrero per produrla utilizza nocciole turche. La polemica è esplosa a ridosso della Giornata Nazionale dedicata alla Nocciola Italiana che viene celebrata oggi. in tutta Italia, promossa dall’Associazione Nazionale Città della Nocciola per divulgare la conoscenza di questo alimento, e all’arrivo in libreria dell’Enciclopedia della nocciola, volume di piacevole lettura che soddisfa ogni possibile curiosità sull’amatissimo frutto, firmato da Clara e Gigi Padovani con Irma Brizi per Mondadori Electa. Con Gigi Padovani, giornalista, food writer e volto noto in numerosi programmi televisivi dedicati alla gastronomia, abbiamo chiacchierato di nocciole e noccioleti, tra presente e futuro. Un mondo che ci riguarda anche da vicino. (….) Tra le pagine del libro si trova una straordinaria quantità di informazioni storiche e culturali su questo frutto. Perché la nocciola affascina così tanto? “Penso che sia perché il nocciolo è la prima pianta con cui l’uomo ha potuto nutrirsi in modo spontaneo: quando sulla Terra comparve l’Homo habilis, in grado di raccogliere dai cespugli spontanei nei boschi, lei c’era già .La sua storia è interessantissima. Gli antichi romani, furono dei pionieri corilicoltori, nei numerosi affreschi ritrovati a Ercolano i piccoli frutti secchi sono raffigurati sulle tavole imbandite. Nel corso dei secoli la nocciola ha sempre affascinato gli uomini di cultura, da Shakespeare a Pavese, da Boccaccio a D’Annunzio, si potrebbe costruire una piccola antologia “corilicola” dalle molte sfaccettature. Perfino in casa Disney hanno fatto breccia le nocciole, pensate ai tesori” raccolti da Cip e Ciop e al personaggio della Strega Nocciola comparsa in numerose avventure”.

Egle Pagano, “Il Secolo XIX” , 1 dicembre 2019

[… ] Clara e Gigi Padovani, affermata coppia di food writer piemontesi, nel loro ultimo libro, “Enciclopedia della Nocciola” edito da Mondadori Electa e da poco uscito in libreria, la annoverano fra le più pregiate varietà di nocciole presenti in Italia. Il libro, per cui gli autori si sono avvalsi della collaborazione di un’esperta, Irma Brizi, direttore  dell’Associazione Città della Nocciola che riunisce i 220 Comuni di produzione, della nocciola racconta tutto: storia, tecniche di coltivazione e lavorazione, prodotti, tradizioni e mode, ricette per piatti salati e dolci. […] L’Enciclopedia della Nocciola, che si arricchisce di un sito web dedicato nel quale sipotranno vedere i video girati con i protagonisti del reportage, seleziona anche negozi elaboratori dove la nocciola è protagonista.

Gianfranco Quaglia, “Agromagazine”, 24 novembre 2019

Gianduiotti, crema gianduia, praline, baci di dama, wafer, i nocciolini di Chivasso. E poi, la Nutella. Sarebbe necessaria un’enciclopedia per elencare tutte le possibilità gastronomiche che si ottengono con il prodotto di base, la nocciola. Ci hanno pensato Clara e Gigi Padovani, definiti la “coppia fondente” del food writing italiano, al loro attivo oltre venti libri di cultura agroalimentare. Questa volta si sono cimentati, appunto, nella “Enciclopedia della nocciola”, il primo grande libro dedicato alla produzione coricola (storia, cultura, cultivar, citazioni letterarie, proprietà nutrizionali, consigli per gli acquisti, con un menù di 50 piatti dall’antipasto al dolce). 

Paolo Alciati,Turismo del gusto”, novembre 2019

Questo libro dedicato alla nocciola ne racconta per la prima volta la storia, le curiosità, i territori dove nasce, le specialità che se ne ricavano e gli artigiani o le industrie che le producono. La nocciola è un piccolo frutto dalle straordinarie proprietà e non c’è limite alle golose specialità create da chef e pasticceri di tutto il mondo. Il volume si divide in diversi capitoli partendo dalla storia. Conosciuta fin dall’antichità, è raffigurata negli affreschi di Pompei, la nocciola è stata amata e citata, tra gli altri, da Virgilio, Shakespeare, Gabriele d’Annunzio, Cesare Pavese. Segue una completa sezione dedicata alle nocciole di qualità a marchio (Piemonte Igp, Romana, Giffoni) e alle tante cultivar. La pianta del nocciolo abbellisce le colline di tante regioni italiane, dal Sud al Nord: Sicilia, Calabria, Campania, Lazio, Umbria, Liguria e Piemonte. Sono circa 220 i centri rurali, piccoli e grandi, nel cui territorio si coltiva e la richiesta delle nocciole da parte dell’industria dolciaria è in continua crescita. Ampia ed interessante la sezione sui territori “corilicoli” da visitare in Italia, organizzati nella Associazione Nazionale Città della Nocciola e quelli della Catalogna.

Winenews, 19 novembre 2019

Una pianta magica, nell’immaginario collettivo tipica solo del Piemonte, ma che ha in realtà le radici, anche quelle culturali, ben salde anche in Liguria, Lazio, Umbria, Campania, Calabria e Sicilia, elisir di bellezza e salute, simbolo dell’eccellenza gastronomica italiana, anche nel mondo, anche grazie ad una crema conosciuta in ogni angolo del globo: è la nocciola, in tutte le sue declinazioni, culinarie e culturali, la protagonista del nuovo libro a firma di Clara e Gigi Padovani, la celebre coppia gastro-letteraria, che torna in libreria con l’Enciclopedia della Nocciola. Storia, curiosità, territori e ricette”, edito da Mondadori e che sarà presentato il 24 novembre in anteprima al Congresso delle Città della Nocciola n. 15, in scena ad Ucria (Messina), evento che riunisce i comuni corilicoli italiani, un vero e proprio atlante del piccolo frutto dalle origini orientali, ma diventato ormai tipico dello Stivale e della sua cucina. E i due autori il viaggio lo iniziano proprio dalle origini più antiche, svelandone le citazioni più antiche, per arrivare alla riscoperta moderna, come “superfood”. E continuando quindi il viaggio, inevitabilmente, ai fornelli, con ricette e consigli per usare le nocciole in cucina, dalla granella fino alle famose creme.

Claudio Porchia, “Sanremo News” 19 novembre 2019

Dal 26 novembre in libreria l’Enciclopedia della Nocciola, il nuovo libro di Clara e Gigi Padovani con Irma Brizi. La “coppia fondente” del food writing italiano racconta la storia, le curiosità, i territori dove nasce, le specialità che se ne ricavano e gli artigiani che le producono. La nocciola è un piccolo frutto dalle straordinarie proprietà e presente nelle specialità di chef e pasticceri di tutto il mondo. Per la prima volta in un libro sono raccolte tutte le informazioni sulla nocciola: dalla sua storia ricca di curiosità alle ricette tradizionali e stellate passando attraverso i territori dove vengono coltivate e scoprendo artigiani e industrie che le trasformano in deliziose preparazioni. Inoltre in esclusiva le preziose schede di oltre venti creme gianduia a “km zero”, realizzate dai coltivatori in laboratori accanto al noccioleto.

Antonella De Santis, “Il Gambero Rosso”, 19 novembre 2019

Non è esagerato chiamarlo Enciclopedia, perché nel loro nuovo libro Gigi e Clara Padovani affrontano la nocciola a 360 gradi, una monografia approfonditissima e completa. Per due langhetti come Gigi e Clara Padovani la nocciola non è un alimento qualsiasi, ma uno dei grandi prodotti locali, vanto del territorio che lo ha saputo nobilitare e, contemporaneamente, ci ha costruito sopra una parte non secondaria del comparto alimentare: la Nutella, e molte delle sue consorelle magari meno famose, insomma, nascono qui. E non è un caso. Così come non è un caso che due piemontesi Doc, come i Padovani, si siano entusiasmati nel parlare con Irma Brizi, degustatrice, panel tester, massima esperta di nocciola ed esponente dell’Associazione Nazionale Città della Nocciola. È stata lei ad aprire le porte di un mondo assai più vasto di quello compreso tra le province di Cuneo e Asti.

Carlo Ottaviano, “Il Messaggero”, 19 novembre 2019

Basta con arachidi e anacardi: con gli aperitivi provate le nocciole tostate e salate», ammonisce Irma Brizi, che organizza per l’8 dicembre l’annuale Nocciola Day. Già domenica prossima i sindaci delle 220 cittadine produttrici si riuniranno a Ucria, un paesino arroccato sui Nebrodi in Sicilia. Pochi lo sanno, ma l’isola fino ai primi anni del 900 era la maggiore produttrice italiana. Questa e altre curiosità saranno svelate da Gigi e Clara Padovani nell’Enciclopedia della nocciola che arriva in libreria il 26 per Mondadori (224 pagine, 19,90 euro). “Quando sulla Terra comparve l’Homo habilis, in grado di raccoglierla dai cespugli spontanei, lei c’era già”, è l’incipit del quarantesimo volume di saggi & assaggi della «coppia più cioccolattosa d’Italia», come sono definiti i due studiosi piemontesi.

Mo vene il Natale: è panettone-mania (anche troppo)

di Gigi Padovani

Ho visto recentemente la trasposizione teatrale di “Così parlò Bellavista” del compianto Luciano De Crescenzo: a parte la considerazione che il testo (1984) è molto datato e che la versione andata in scena al Carignano di Torino mi pare assai meno brillante di quella cinematografica, mi ha colpito l’episodio finale, nella quale i due protagonisti, il napoletano e il milanese, trovano una ragione di convivenza e comprensione dei loro diversi stili di vita – tra gli “uomini d’amore”, i partenopei, e gli “uomini di libertà”, i meneghini – mangiando un panettone mentre rimangono chiusi in un ascensore. Che c’entra il lievitato nato commercialmente cento anni fa all’ombra della Madonnina in una sfida (stucchevole) cultural-antropologica tra Nord e Sud? Il panettone viene presentato nel testo di De Crescenzo come un dolce “nordico”, “lumbard”, estraneo alla tradizione partenopea natalizia, che invece si esprime negli struffoli e nel roccocò (deliziosi, specie se alle nocciole, come quelli del maestro pasticcere Pasquale Pesce di Avella).

[Nella foto sopra, panettone Di Stefano, foto di Alessandro Castagna]

Così parlò Bellavista nella versione teatrale: da sinistra Gianluca Ferrato (Cazzaniga) e Geppy Gleijeses (Bellavista) nella scena dell’ascensore

La “scoperta” del panettone da parte del professor Gennaro Bellavista, bloccato in una cabina di ascensore con il dottor Cazzaniga, oggi in verità suona assai inverosimile: ormai il dolce nato a Milano dal pasticcere-industriale Angelo Motta nel 1919 – che creò uno stampo di carta paglia per inguainare l’impasto durante la lievitazione, facendolo diventare alto – è un patrimonio dell’Italia intera. Come il tiramisù, dal nord è sceso a conquistare anche il meridione, mentre spaghetti e pizza colonizzavano la cucina padana.

Fin qui il dato di costume. Dal punto di vista gastronomico e dell’immagine, negli ultimi dieci anni è cambiato anche il mondo del panettone, che da dolce tipicamente industriale è diventato artigianale. Non c’è chef, pasticcere, panettiere che non prepari la “sua” versione. Ci sono esempi golosi. Ma a volte si notano versioni con ingredienti, diciamo la verità, assai improbabili. E l’industria risponde colpo su colpo: nei supermercati ho visto – con costernazione – esposti il “Pandoro Cioko Panna”, il “Golosone” farcito con “caffè e crema al tiramisù”, persino un lievitato ripieno di “crema inglese”…

Con la “panettone mania” è esplosa anche la moda dei contest: da ottobre, fino a pochi giorni fa, non c’è stata città italiana risparmiata dalle rassegne dedicate al panettone, con tanto di entusiastici comunicati delle solerti addette stampa che ne esaltano i vincitori. A proposito: tra questi ricordo, a memoria, proprio Pasquale Pesce e Salvatore De Riso, guarda caso campani. De Crescenzo dovrebbe riscrivere la commedia.

E poi ci sono le interpretazioni nei piatti salati. Se qualche anno fa Dario Loison, da Costabissara, Vicenza, ha lanciato un libro con tante ricette dall’antipasto al dolce a base di panettone, quest’anno è un produttore siciliano, Di Stefano – da Raffadali, in provincia di Agrigento – ad aver aperto le danze , addirittura con un tour di “cene al panettone” in quattro tappe, con altrettanti chef: il 13 ottobre a Torino con Marcello Trentini di Magorabin (1 stella Michelin); il 20 ottobre a Milano con Marco Ambrosino del ristorante 28 posti; il 31 ottobre a Roma con Arcangelo Dandini dell’Arcangelo e il 16 novembre a Firenze con Maurizio Zanolla. Sono stato invitato all’apertura torinese, e ho degustato le creazioni di Trentini – insalata acida di pomodori con crostino di panettone, polentina di panettone con tonno di conliglio, cevice con parmigiano di panettone ecc – che ha presentato insieme con la chef ambassador della casa siciliana, Bianca Celano, impegnata in tutto il tour. Devo dire che il lievitato meneghino ha dimostrato tutta la sua versatilità, grazie all’abilità dei cuochi.

Insalata acida di pomodori con crostino di panettone e olio extra vergine di oliva (chef Marcello Trentini, 1 stella Michelin, ristorante Magorabin di Torino)

Da un articolo di Carlo Ottaviano su “Il Messaggero” di qualche giorno fa, ho scoperto che il panettone in Italia oggi vale 107 milioni di euro, ormai equamente divisi tra quello industriale (51%) e quello artigianale (49%). Tutto il comparto della produzione da forno vale ormai 5,5 miliardi di fatturato e nel derby tra panettone e pandoro anche le tonnellate tra i due lievitati si equivalgono. Il mondo cambia, persino in meglio, visto l’avanzare della produzione artigianale. Lasciatemi però ripetere quello che ho detto nella trasmissione con Bruno Gambacorta, qualche giorno fa, Tg2 Italia: a me il “famolo strano” nel panettone non piace affatto. Preferisco la tradizione, magari con qualche piccola variante da prodotti “del territorio”, come si dice oggi. E fatemi lanciare un appello, “mo che viene Natale”: basta gare, basta giurie, gustiamoci un panettone in famiglia in santa pace, con tanti auguri a tutti!

Il lato croccante del menu: la nocciola

Il piccolo frutto è ormai protagonista in cucina e non solo nei dolci

di Gigi Padovani

dìUn tempo si raccoglievano a mano, in ginocchio, con una sporta allacciata in vita, arrancando tra l’erba. Vi si dedicavano soprattutto le donne e i bambini, nelle campagne di Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia. Ora è tutto cambiato. Anche quest’anno – da fine agosto a metà ottobre -, sulle colline italiane sono entrati in azione i grandi macchinari che hanno sostituito la manodopera per aspirare i frutti lasciati cadere a terra dalla brattea aperta, l’involucro erbaceo che protegge il frutto con il guscio. Il raccolto 2019 della nocciola però ha lasciato l’amaro in bocca ai produttori italiani, come sottolinea Sergio Lasagna, presidente del Consorzio Nocciola Piemonte Igp, che rappresenta 1200 soci: «Purtroppo le gelate primaverili hanno bloccato la maturazione delle gemme e il risultato nella nostra regione è un calo del cinquanta per cento nella produzione, con un mercato molto instabile, sempre condizionato dalla concorrenza dei turchi». Aggiunge Gerardo Alfani, presidente del Consorzio di Tutela Nocciola di Giffoni Igp: «La raccolta quest’anno è stata tardiva. Pertanto soltanto ai primi di novembre potremo avere il consuntivo preciso. Abbiamo avuto problemi di impollinazione in primavera e così possiamo stimare una riduzione delle rese per ettaro di circa un terzo, rispetto all’anno scorso. Ma per fortuna le nocciole sono belle, sane, di ottima qualità».

Da qualche secolo questo piccolo frutto dalle proprietà salutari è uno degli ingredienti principali dell’arte di pasticcieri, gelatieri, cioccolatieri e anche i grandi chef l’hanno adottata per preparazioni salate È un prodotto di qualità che unifica l’Italia, difeso da ben tre denominazioni europee. Due sono Igp (Indicazione Geografica Protetta): la Piemonte “Trilobata” e la “Tonda” di Giffoni; una è Dop (Denominazione d’Origine Protetta, con disciplinare più stringente): la Romana. Da Bruxelles a fine settembre è arrivato il via libera a una modifica del disciplinare molto attesa dai produttori delle colline care a Pavese e Fenoglio: nasce il cru Langhe per identificare soltanto le “tonde trilobate” dei corileti in un centinaio di Comuni langaroli. Eppure i contadini non riescono ad avere un’adeguata remunerazione delle loro fatiche dall’industria, che ha “fame” di nocciole per i prodotti dolciari (creme da spalmare, praline, tavolette di cioccolato, biscotti) ma spesso paga troppo poco la materia prima.

Un noccioleto “storico” in Tusca, provincia di Viterbo, nella tenuta di Luca Di Piero

L’Italia è al primo posto in Europa per quantità di nocciole prodotte, seguita dalla Spagna (con noccioleti concentrati in Catalogna, a Reus e Brunyola), però il mercato per i trasformatori e l’industria è monopolizzato dalla Turchia, con il settanta per cento della produzione mondiale: negli ultimi anni ha decuplicato l’offerta. Le basse rese per ettaro vengono compensate dai minori costi della manodopera.

L’unica strada per ridare valore al comparto corilicolo (il nome botanico è Corylus avellana, dalla città Avella, in Campania, dove è ancora coltivata) è quella della qualità e della valorizzazione delle filiere locali. In questo processo si è impegnata da anni l’Associazione Nazionale Città della Nocciola, che raccoglie oltre duecento Comuni dove si coltiva la betulacea. Dice il presidente e fondatore, Rosario D’Acunto, già sindaco di Giffoni Sei Casali: «All’ombra dei campanili italiani si coltiva questo frutto che nasce dalla magica intesa fra l’uomo e la natura. Oggi molti consumatori scelgono di  intraprendere un viaggio per vivere questi borghi dalla vocazione ambientalista, naturalista e rurale. Offrono un’ospitalità diffusa, prodotti locali, eventi e degustazioni che costituiscono una novità turistica nazionale».

Il catalogo delle specialità alla nocciola è ricchissimo. Sono soprattutto dolci: dai “baci” di Alassio o di Cherasco, ai calzoncelli dei Monti Picentini; dalle “caschettes” di Belvì (Sardegna) al croccantino di San Marco dei Cavoti; dal gianduiotto torinese al pangiallo laziale; dai “quaresimali” siciliani al Tartufo di Pizzo Calabro (specialità gelata protetta dalla Igp); dal torrone in tutte le sue declinazioni locali ai tozzetti della Tuscia. Nel 2012 si è aggiunta una curiosità gourmand: la carne di Vicciola©, da un vitello allevato a nocciole e altri mangimi naturali, registrata dal macellaio torinese Pino Puglisi, che la spedisce in tutta Europa. Tenerissima, quasi dolce, magra, ha un livello di colesterolo molto basso. E non si può dimenticare la crema da spalmare gianduia: nata ad Alba nel dopoguerra dall’intuizione di Pietro Ferrero, oggi è un successo mondiale del Made in Italy. Con un paradosso: dopo il prodotto industriale sono nate le spalmabili artigianali e da alcuni anni anche le “creme a km zero”. Una ventina di agricoltori di Piemonte, Liguria, Lazio e Campania si sono attrezzati per trasformare nella loro aziendai frutti raccolti e realizzano piccoli vasetti di qualità con un alto contenuto di nocciole, fino al 50 e 60 per cento.

Le diverse lavorazione della nocciola Piemonte Igp, da sinistra: in guscio, sgusciata e tostata, in granella, in pasta, in farina

Ultimamente la Corylus avellana è entrata in cucina per presentarsi con il suo lato croccante, conferendo profumi e sapori inconfondibili ai piatti salati. Del resto già Apicio nel suo De re coquinaria – il noto trattato di cucina dell’Antica Roma – consigliava di condire le “carni di quadrupedi” con una salsa fredda saporita a base di spezie, cipolla, datteri e nocciole. Passano i secoli e Vincenzo Agnoletti, cuoco ai servizi di Maria Luigia d’Asburgo-Lorena a Parma nell’Ottocento, pubblicò la ricetta per “conservare le Nocciuole o Nocchie”, poi Giovanni Vialardi, cuoco di Casa Savona, nel suo Trattato di cucina pasticceria moderna (1854), descrisse la preparazione di una spalmabile al latte, mentre Pellegrino Artusi (1891) consigliava un “Budino di nocciuole” con le “avellane”.

Al ristorante Villa d’Amelia di Benevello (Cn), lo chef stellato Damiano Nigro organizza da anni un evento “La nocciola in tavola” in cui cuochi da tutta Italia presentano i loro piatti “contaminati”. Nell’ultima edizione sono state presentate alcune preparazioni sorprendenti: il “Wafer nocciola e Vicciola®” di Nigro; il “Raviolo farcito con genovese di coniglio” di Domenico Candela, chef del ristorante “George’s presso il Grand’Hote Parker’s di Napoli; il “Salmerino alpino alla maniera del Principato Vescovile di Trento”, di Alfio Ghezzi (per anni alla Locanda Margon, Trendo con due stelle Michelin); persino la pizza con il formaggio Pallone (di Gravina di Puglia, Presìdio Slow Food) presentata dal pizzaiolo Paolo Ghidini della pizzeria Al Fienile di Palazzolo sull’Oglio (Bs).

Irma Brizi, degustatrice professionale e direttore dell’Associazione Città della Nocciola, ha inventato qualche anno fa la manifestazione annuale «Nocciola Day», sempre ai primi di dicembre, che quest’anno sarà domenica 8 dicembre. Lancia un appello: «Basta con le arachidi americane o gli anacardi con gli aperitivi: provate le nocciole italiane tostate e salate». In effetti, con un calice di Alta Langa o di Franciacorta sono eccezionali: provare per credere.

[Articolo di Gigi Padovani pubblicato sul numero di ottobre 2019 della rivista “Civiltà della tavola”, della Accademia Italiana della Cucina]

Choco-tour per il nuovo libro “Cioccolato sommelier”

E’ uscito il nostro nuovo libro dal titolo Cioccolato Sommelier (White Star). Perché questo titolo? Non basta amare tavolette e praline, bisogna anche conoscerle. Così scriviamo nella prefazione: “Crediamo che un vero “sommelier” del cioccolato, cioè un intenditore, debba ripercorrere la meravigliosa storia di questo cibo, che ha cinquemila anni alle spalle, ma anche scoprire la misteriosa materia prima con la quale è confezionato: il cacao. E poi, quanti sono i tipi di cioccolato? Soltanto tre o la gamma è più ampia? Quali sono i cioccolatini più famosi e le torte che hanno conquistato i palati più golosi? Forse vi stupirete nel conoscere le proprietà salutari di Theobroma cacao, acclarate da inoppugnabili fonti scientifiche, o a leggere le fasi di una degustazione perfetta da compiere con i cinque sensi, che assomigliano tanto a quella del vino. Infine, che cosa si beve con il gianduia o con un fondente? Quali sono le spezie che meglio si abbinano? Le straordinarie fotografie di Fabio Petroni che illustrano questo libro accendono certamente il desiderio dei chocoholic, così come le ricette del Relais Cuba Chocolat invogliano a replicare piatti e cocktail. Da parte nostra abbiamo cercato di soddisfare ogni curiosità sul Cibo degli Dèi, sperando che il nostro racconto vi conduca in questo meraviglioso universo, per rimanere sempre, come noi, felici e fondenti”.
Presenteremo questo nostro nuovo volume – uscito contemporaneamente in quattro lingue – con un choco tour a novembre che ci porta in tre città per eventi dedicati al Cibo degli Dei: a Sciocolà di Modena, a Cioccola-Tò di Torino e a Fico Eataly World di Bologna per l’evento che coordiniamo: “Cioccolato da sogno”. Vi aspettiamo, con assaggi golosi.

Sciocolà a Modena
Area Eventi di Piazza Matteotti, Modena 
Venerdì 1 novembre 2019, ore 18:00

Presentazione in anteprima del libro “Cioccolato Sommelier” (White Star)
In collaborazione con la libreria Mondadori Point Emily Bookshop

A seguire 
ARRIVANO I PIEMONTESI – I Gianduiotti
ore 20.30 – 21.30, Piazza Matteotti – Area Eventi
Un talk show con degustazione sulla storia del gianduiotto, nato a Torino a metà
dell’Ottocento dal matrimonio tra nocciole e cacao, con il maestro cioccolatiere piemontese
Davide Appendino.

Ingresso gratuito su prenotazione tramite email a: prenotazioni@sciocola.it

Programma completo sul sito 
https://www.sciocola.it/
Quattro appuntamenti a Cioccola-Tò

A Cena con il Cibo degli Dei
Venerdì 8 novembre 2019, ore 20:00
Ristorante San Giors – via Borgo Dora 3, Torino

Nel giorno di apertura della rassegna Cioccola-Tò, una cena a tutto cacao preparata dal nuovo chef Paolo Ribotto del rinnovato locale nel cuore di Porta Palazzo, con le suggestioni raccontate da Clara e Gigi Padovani e la presentazione del libro “Cioccolato Sommelier”. Ecco il menu:Piccolo profiteroles ripieno di robiola di Roccaverano con copertura al cioccolato gianduia
Ravioli ripieni di coda alla vaccinara, uvetta, pinoli e cioccolato 100%
Filetto di maialino scottato, patate al burro di cacao, riduzione al Barbera e fave di cacao
Dolcezze al cioccolatoVini della cantina Réva: Spumante Metodo Classico Solonoir, Barbera d’Alba Superiore 2017, Nebbiolo d’Alba 2017Prezzo: 45 € tutto compreso – Info e prenotazioni (entro 7 novembre) 011.5216357
 Talk show su Cacao e Nocciole
Domenica 10 novembre 2019, ore 10:30 – 11:30
Casa CioccolaTò – piazza San Carlo, Torino
Una chiacchierata con Sergio Arzilli de La Perla dal tema Cacao e Nocciole, un matrimonio felice.
A seguire: aperitivo.
Ingresso libero 

Masterclass “Chocolate Experience”
Domenica 10 novembre 2019, ore 15:00 – 18:30
Scuola di cucina Let’s Kuk – via Alfieri 6, Torino

La “coppia fondente” di food writer Clara e Gigi Padovani conduce una Masterclass sul cioccolato con la Pastry Chef Elena Wendy Bosca e con Stefania Siragusa, Responsabile Ricerca e Sviluppo della cioccolateria Guido GobinoProgramma:
1) Lezione teorica con slides e video – La storia del cioccolato, dalle bevande di Olmechi, Maya, Aztechi ai salotti dell’Ancien Régime in Europa, fino all’arrivo in Italia alla Corte dei Savoia e l’invenzione del gianduiotto – La coltivazione del cacao, le diverse cultivar, la lavorazione: tostatura, macinatura, miscelazione, raffinazione, concaggio, temperaggio
2) Degustazione e lezione pratica: I tipi di cioccolato, come imparare a conoscerli e degustarli: bianco, al latte, fondente, gianduia – Degustazione di tavolette con varie origini e percentuali di cacao e di diverse tipologie di gianduiotto di Guido Gobino)
3) Cucinare con il cioccolato, sia in pasticceria sia nella cucina salata: teoria e pratica con showcooking e assaggi condotto da Elena Wendy Bosca.
Costo: 50 €
Info: casacioccolato2019@gmail.com  

Presentazione del libro “Cioccolato Sommelier”
Giovedì 14 novembre 2019, ore 16:00
Fondazione Accorsi – via Po 55, Torino

Presentazione del libro “Cioccolato Sommelier” (White Star), di Clara e Gigi Padovani con le fotografie di Fabio PetroniPartecipano gli autori, con Giovanni Battista Mantelli, direttore creativo di VenchiSeguirà degustazione di specialità VenchiIl programma completo è sul sito
https://www.cioccola-to.eu/
Cioccolato da sogno
Sabato 16 e domenica 17 novembre 2019
Arena Centrale di FICO Eataly World – Bologna
 
– Sabato 16 novembre 

ORE 11:00 – CIOCCOLATO E TERRITORIO
Da molti anni gli artigiani del cioccolato Fabio e Manuele Gardini, nel loro laboratorio artigianale di Forlì, abbinano i prodotti dell’Emilia Romagna con il Cibo degli Dei in praline e creme da spalmare: olio di oliva Brisighello, Aceto Balsamico di Modena, Sale di Cervia, Formaggio di Fossa ecc. Una degustazione sorprendente, per scoprire il lato più insolito e invitante del cioccolato 

ORE 12:00 – IL LATO CULTURALE DEL CIOCCOLATO
Presentazione del libro “Cioccolato Sommelier” (White Star) di Clara e Gigi Padovani; saranno presenti gli autori, con Giovan Battista Mantelli, direttore creativo di Venchi, e Gilberto Mora, presidente della Compagnia del Cioccolato. Con degustazione prodotti Venchi. 

ORE 16:00 – IL LATO FEMMINILE DEL CIOCCOLATOL’altra metà del Cibo degli Dei. Un talk show “in rosa” con le lady del cioccolato, maître chocolatier e imprenditrici: Valentina Arzilli di La Perla (To), Miriam Gardini di Gardini (Forlì), Anna Majani di Majani (Bologna) e Cecilia Tessieri di Amedei (Pontedera, Pi). Coordina Clara Vada Padovani. Introduce Tiziana Primori, ad di FICO Eataly World. 
ORE 18:00 – UNA TORTA DA SOGNO

Evento clou della giornata per celebrare il secondo compleanno di FICO: una torta di cioccolato da sogno. 

ORE 19.30 – CIOCCO-CAMMINATACaccia ai tesori di cioccolato: cena itinerante con partenza da libreria Coop, guidati da Clara e Gigi Padovani. Diverse tappe gastronomiche con letture e aneddoti sul cioccolato. Nella cena è compreso il libro L’ingrediente della felicità (Centauria).
Info: FICO Eataly World 

Domenica 17 novembre

ore 11:30 – UN APERITIVO AL CIOCCOLATO
Un insolito aperitivo con abbinamento di Vermouth con cioccolati salati: tartufo alla nocciola salata di Venchi e praline con arachide salata e altre piccole specialità da La Perla di Torino.

ORE 14:30 – IL LATO FREDDO DEL CIOCCOLATO
Racconto sul gelato e degustazione di gelato al cioccolato con Carpigiani-Palazzolo

ORE 18:45 – IL CIOCCOLATO IN CUCINAIn collaborazione con l’Alleanza dei Cuochi di Slow Food: i piatti della cucina italiana realizzati con il cacao e il cioccolato e la storia delle torte più famose –un educational condotto da Clara e Gigi Padovani.  Programma completo sul sito:https://www.eatalyworld.it/it/cioccolato-da-sogno